Nell’ essenziale possiamo dire che il guaio è stato sventato e che, anzi, si rischia anche il risultato di alta qualità. Rispetto ai canoni della serie, comunque, alcune cose sono cambiate: adesso Zelda e Link sono amici molto legati fra di loro, molto prima di tutte le avventure che sappiamo poi accadergli. Ciò non di meno, l’ equilibrio iniziale verrà rotto, e Link dovrà iniziare la sua avventura dai mille risvolti.
Se la struttura narrativa è canonica, tuttavia è nel gameplay che si assiste all’anima vera e propria del gioco: gran parte del gioco ha un vago sapore impressionista ed acquerellato, tiepido e soffuso, che rende davvero unica l’esperienza videoludica di questo Zelda. Sicuramente un punto a favore del gameplay di Miyamoto. Oltre a ciò, bisogna fare i complimenti anche per le espressioni facciali dei personaggi, che come da regola della serie, non sono doppiati, ma che riescono a trasmettere molto pathos ed empatia.
La colonna sonora, anch’ essa si assesta a livelli elevati: orchestrale per gran parte, essa ben si unisce al gioco, dando molte volte la sensazione di essere come a teatro a guardare una rappresentazione con i musicisti nel golfo mistico sotto la scena. Meritevole di encomio è anche la componente narrativa intesa come caratterizzazione dei personaggi, che anche quando sono secondari risulta sempre molto curate e, per così dire, emozionale. La struttura a dungeon rimane, anche se modifica e forse modernizzata: adesso l’ accesso ai vari dungeons non passa più attraverso un area principale in cui sono presenti i vari dungeons, dato che l’ avventura è ambientata nei cieli, e voleremo da un posto all’ altro sul dorso di un uccello, il solcanubi. Ogni dungeon peraltro avrà alcune cose che non possiamo fare o esplorare appena ci arriviamo, rendendo così necessario comparire più volte sulla scena.
La stessa scoperta di dove si trova il dungeon non è così ovvia, e vari sono i segreti nascosti nel mondo di Zelda. Anche i vari enigmi sono ben implementati nel gioco, non rendendo troppo facile il proseguimento dell’ avventura, almeno quanto basta per non dire di essere portati per mano in tutto quello che facciamo. Se ad alcuni è venuto il dubbio di dover stare a fare veri e propri tragitti in mezzo al nulla prima di arrivare a destinazione, la Nintendo ci ha pensato per voi: potremo andare in maniera quasi istantanea nei posti che abbiamo già visitato, senza dover fare appunto tragitti infiniti. Tutto ciò significa che se si cercasse il perfect score, il tempo di gioco lieviterebbe molto, anche a più di 50 ore di gioco.
Venendo al sistema di controllo, le cose non raggiungono, come avevamo detto, il male previsto: preciso e facile da usare, non avremo problemi ad imparare ad usarlo e a ritrovarci in esso. Anzi: il sistema alle volte è anche fin troppo preciso, e nei combattimenti la cosa è necessaria, se vogliamo portare a casa la pelle. Insomma: agitare a caso il wiimote alla “’n do coglio coglio” non aiuta affatto; e controllare le varie armi (spade, lance, archi ecc.) per poter compiere l’ attacco è tutt’ altro che scontato od ovvio. Forse leggermente contro intuitivo è il sistema di controllo dell’ equip, ma niente di cui non si possa venire a capo dopo un po’ di pratica.


