Un titolo appropriato per questa recensione sarebbe "L'abito non fa il monaco". Ma evitiamo di cadere in banalità e spieghiamo il perché di questa scelta. Defenders of Ardania risulta a primo impatto un ottimo videogame, appartenente a quel ramo del videoludico mondo che noi amiamo che forse ha dato il natale ai videogiochi stessi, dicasi altrimenti strategia bellica. Molti sono i nomi storici legati a questa branca quasi "caotica" del mondo bit, passando da Age of Empire e Command and Conquer.
DoA regala un esperienza originale, interpretando quello che un bel pò di anni fa era stato pensato da Bullfrog, con l'avvento di Populous: The Beginning, titolo passato in sordina ma dal grande fascino e capacità di coivolgimento. Siamo quindi in un'ambientazione primordiale, quasi antropologica per abitanti e fatture del gioco, in cui il nostro obiettivo è quello di abbattere la torre di Babele del nemico. Semplice? Mica tanto...
La profezia Maya? Una Torre?
Il punto di forza di questo Defenders of Ardania, gioco che nasce su basi RTS (Real Time Strategy) ma che spesso sfora a vantaggio di fattezze più accostabili ai Puzzle Game, è senza ombra di dubbio l'atmosfera che contraddistingue gli scenari di battaglia. Siamo nel mondo chiamato Majesty, sul quale una tremenda lotta tra due fazioni nemiche sconvolge l'armoniosa natura del ecosistema planetario, ancorato ad un desing fantasy a sua volta ispirato da Maya & C.. Le tre diverse mappe ricoprono tutte le tipologie di wasteland fantasy comuni: si passa dalla jungla selvaggia, al villaggio civilizzato sino alle lande desertiche e roccaforti su cime montuose. Come detto è senz'altro la metodologia di rappresentazione delle ambientazione a balzare agli occhi nei primi minuti di gioco; con uno stile grafico molto vicino al drawing/artworks, i castelli e le "torri", nonché personaggi e truppe di terra e di aria, sono ben concepiti e rappresentati, calati poi in un insieme di background scenico a dir poco azzeccato. Sfortunatamente abbiamo cominciato la nostra review con un bel "L'abito non fa il monaco": è giunto quindi il momento di svelarvi il perchè. Non basta infatti un accurata veste grafica (un bel vestito) per donare pregio e bellezza ad un arte come i videogame. E' necessario lavorare con pari forze anche sul contenuto, sulla sua fluidità e scorrevolezza; un fattore preso un pò alla leggera da Paradox Interactive, che propone un sistema di gioco alla lunga lezioso e pedante.
Lo schema di battaglia è articolato su tre punti fondamentali su cui il giocatore può agire: Torri, Truppe e Magia. Partendo dall'ultimo (un pò di controtendenza, se si permette) un gioco a sfondo fantasy non può di certo precludere l'utilizzo della magia. Le "spells" presenti, di vario genere e a diverso raggio di azione (difensive ed offensive), sono le armi migliori a nostra disposizione: come sempre l'utente, in grado di controllare il proprio battaglione nelle diverse modalità delle altrettante console di gioco supportate da Defenders of Arcadia, verrà visto come il "Dio" nella situazione, un sovrintendente il cui compito è sia quello di progettare un accurata tattica difensiva sia quello di progettare un altrettanto micidiale attacco. Se da sole le truppe avrebbero non poche difficoltà nell'affrontare le alte difese nemiche, il comparto magico fornisce gli strumenti adatti per sbaragliare la prima linea di argine, consentendo alle squadre di entrare in azione in battaglie terrestri e non. Il secondo fattore è sicuramente quello delle truppe. Di due diverse tipologie (aeree e terrestri) e svariate sfaccettature ed abilità, costituiscono il punto fondamentale per poter ottenere la vittoria sul nemico. Le stesse verranno prodotte da speciali "edifici", in grado di sfornare differenti tipi di soldati (dai più pesanti e potenti ai più agili e veloci) pronti a dare battaglia alle torri avversarie: saremo sempre noi a doverne gestire le movenze, fornire ordini e direzione. Qui lo stile RTS si spoglia e mostra il meglio di sé, garantendo a DoA l'etichetta di strategy game.
L'ultimo ma più importante elemento sono le torri. Esse rappresentano la casa madre, la piazzola sulla quale le truppe nemiche non devono mai arrivare, pena la sconfitta più dolorosa. Ma approfondiamo meglio questi bastioni descrivendo anche quelle che sono le dinamiche (e difetti) di questo prodotto. Le partite hanno vita abbastanza breve se il giocatore non compie le mosse giuste, schierando prima una buona difesa e poi ripartendo in "contropiede". Andare allo sbaraglio serve soltanto ad aprire la porta della vostra base ed offrire un pro secco di benvenuto alle fazioni barbare. La tattica migliore è quella di prevenire il male curando la fase difensiva e conservatrice della vostra base: ereggere difese alte e ben collaudate garantisce longevità alla partita e al gioco, di fatto troppo celere nel bruciare le sue carte mostrando difetti di concetto "tattico". Se accidentalmente sceglierete di procedere in avanti senza prima aver definito accurate contromisure la punizione sarà inevitabile. Le vostre torri, dotate di armi di difesa importanti, non possono certo contenere da sole l'orda nemica: è necessario creare appostazioni difensive numerose, veri e propri cancelli neri per i nemici, dopodiché si comincierà a giocare. Le vostre truppe, un pò limitate sotto scelte tattiche e gestione del conflitto, dovranno abbattere una ad una le torri avversarie, in un preciso ordine prestabilito ed obbligato. Soliti binari che tendono a buttare giù il ranking di un videogame; ed è proprio questo uno dei due problemi fondamentali per questo prodotto. Lo sviluppo non ha tenuto conto della ripetitività della sequenza difendi-attacca-abbatti-corri-attacca-abbatti..., che può tenere incollati per due livelli ma mai oltre. Anche l'online, purtroppo, non ha sortito l'effetto sperato, forse per il livello ancora troppo arretrato di supporto o la scarsa "digestione" dell'online da parte dei giochi strategici ad esso assimilabili.
Un peccato per un vg comunque ben concepito sotto aspetti stilistici e cura dei dettagli grafici, che però si perde quando si tratta di dare più mordente all'avventura e dare senso alla permanenza davanti allo schermo o al pad. E' comunque apprezzabile l'esperienza Ipad, nei suoi tratti "portatili" e con la sua aria di novità che ben giova a questi prodotti indie ma ricchi di punti di interesse. Consigliamo, per tale ragione, Defenders of Arcadia a coloro che vogliono riempire le attese e le code quotidiane con una bella battaglia strategica in stile old-school. Da rivedere l'approdo ad XBLA e PSN (il gioco di Paradox è scaricabile da entrambi i network) e PC, anche se, in quest'ultimo caso, l'aspetto tattico viene valorizzato, giocando in casa. Diamo comunque la sufficienza piena a DoA, consapevoli degli sforzi dei programmatori di Paradox capaci di darci un'avventura comunque godibile, nei suoi limiti.


