Il lupo perde il pelo ma non il vizio e nel mondo dei videogiochi non c’è proverbio popolare che meglio calzi a Capcom. Impossibile dimenticare la sfilza di Street Fighter che venivano immessi sul mercato a raffica con minime variazioni rispetto all’originale, come una modalità in più o un nuovo personaggio. Ma lo stesso è successo anche con Resident Evil, creando una pletora di more of the same, che sembravano dedicati solo ai fan più sfegatati di uno o l’altro titolo. Sta di fatto che evidentemente è una politica che paga, a scapito di un utente che piuttosto di provare quella piccola aggiunta, nell'infinitesimale modifica nel gameplay, è disposto a pagare pieno prezzo per un gioco che ha già finito.
E quindi eccoci qui a gettare di slancio, tipo frisbee, questo Off The Record, ideale spin off del secondo capitolo di Dead Rising. Una volta ingoiato il DVD, dalla macchina da gioco, già dai primi istanti durante il caricamento, si ha la sensazione che si tratti di minestra riscaldata. Anzi, per chi conosce Capcom dagli albori, già lo sa che altrimenti non potrebbe essere ed infatti il presupposto che la storia propone è quella di: diverso protagonista stessa vicenda. Quindi la prima domanda che viene spontanea è: come si fa a chiamare spin off, che idealmente dovrebbe essere cronaca parallela al filone narrativo principale del capitolo precedente, un gioco che si propone tale e quale a Dead Rising 2? Ebbene si, per quanto sia sconcertante, solo i dettagli infinitesimali, nei dialoghi, ma neanche troppo, negli incontri, che sono gli stessi, come le missioni, all’insegna del massacro di zombie, dovrebbero costituire una valida alternativa. Ripescaggi più o meno leciti, come la possibilità di fare il reportage dell’ennesimo massacro tra non morti e sopravvissuti all’epidemia che si è propagata per Fortune City.
Torna Frank West il protagonista del primo capitolo con tanto di macchina fotografica, una vistosa pancetta e l’essere caduto in disgrazia dopo aver lucrato sulle sue gesta vissute all’esordio della serie. La trama è ricalcata carta carbone dal recente Dead Rising 2, tant’è che si parte per salvare i superstiti, entro le settantadue ore che precedono l’arrivo dell’esercito, dallo stesso rifugio sotterraneo e con la stessa urgenza di recuperare a cadenza regolare il farmaco Zombrex; solo che invece della figlioletta di Chuck è Frank ad averne necessità. Insomma ripercorrere le location già visitate, in un titolo che si ripropone come action puro, rischia di diventare subito monotono.
Se al suo esordio Dead Rising poteva essere considerato un discreto passatempo, già dopo il secondo capitolo, l’idea di fondo in un gameplay basilare del picchia tutto e tutti, risultava oramai stantia. Anche a fronte dell’inventiva nel creare ed usare gli oggetti più svariati per compiere il massacro, e di un’ironia di fondo che rendeva l’esperienza più buffa che dell’orrore, e che ha portato la serie e le vicende che la contraddistinguono sul piano del TV Show. Il meccanismo dell’uno contro la moltitudine, nella massa informe da contrastare correndo da una parte all’altra dell’ambientazione, cercando di compiere specifici compiti a tempo, ripropone gli stessi meccanismi di frustrazione, il che fa supporre che Capcom abbia fatto il minimo sforzo nella pubblicazione di questo Off The Record. Si sperava erroneamente che alcuni aspetti fossero stati limati, aggiustati e che il gameplay potesse godere di nuova ispirazione. Forse sarebbe bastato, ma così non è. Il risultato è che se si è finito Dead Rising 2 il gioco propone in aggiunta solo una nuova ambientazione dove sbizzarrirsi, l’Uranus Zone che altro non è che un Luna Park dove provare nuove combo e nuove armi. Un po’ pochino, insieme all’aggiunta di una modalità alternativa chiamata Sandbox che non è altro che un massacro pedissequo senza frontiere ne limiti, utile solo a far roteare le levette ed esercitare la presa e l’agilità con il pad.
Lo slash’em’up con lo zombie come nemico principale, in quest’unica formula, quella del reality show dell’orrore, ripropone se stessa, ed anche se l’evoluzione del personaggio è più user friendly, grazie ai punti racimolabili con gli scatti fotografici, ci sono vizi di forma non trascurabili. Su tutti è lo scontro con gli psicopatici che come Frank West fanno razzia in questa sorta di rivisitazione di Las Vegas. La possibilità che hanno di atterrare il protagonista rende i combattimenti lenti e macchinosi, a tal punto che solo il checkpoint può aiutare ad avere la meglio sui nemici, e si tratta più di fortuna che di abilità. Off The Record è quindi un titolo che lascia il tempo che trova, che va bene se non si è giocato uno dei capitoli precedenti, per cui la sorpresa di scoprire i retroscena della vicenda rimane intatta. Ma se si conosce già l’esperienza, anche nel caso si sia apprezzato il divertimento ignorante che offre, si rischia di buttare via tempo e denaro. A meno che di non essere quel tipico fan di Capcom che, come detto nell’introduzione, non storce il naso di fronte ad una proposta assestante e ripetitiva, prendendo di buon grado come novità variazioni minime quale può essere l’aggiunta di un carismatico personaggio principale.


