Sono passati poco più di 15 anni da quando il personaggio di Rayman nacque. Questo simpatico personaggio, senza arti, ha vissuto una serie di reincarnazioni video ludiche che arrivano fino ad oggi, e che ne hanno fatto un’ icona del mondo videoludico, insieme a Crash e a Spyro. Con questo Rayman, come dice il titolo, ritorniamo alle origini…
E già perché, come si è visto, Rayman era andato un po’ fuori dalle origini: si sa che, per poter mandare avanti un brand, oltre alla ormai frase d’ assalto “il sonno videoludico genera cloni”, dovremo aggiungere “il sonno videoludico, oltre a generare cloni, li snatura internamente”. E le prove di quanto diciamo sono sotto l’ occhio di tutti, a nostro parere. Per tanto, di un “ritorno alle origini”, c’ era davvero bisogno.
Le origini di Rayman, si sa, sono quelle di un platform 2D. E con ciò anche la loro natura abbastanza naive a livello di trama: in questo caso, dovremo riportare allo status ante, i vari personaggi storici del brand (quali le maghe, gli electroons, ecc.) indietro dopo che l’ ennesimo cattivo di turno, in questo caso l’ Albero Sbadigliante (un nome un perché) ce li avrà rapiti perché…voleva dormire. Ed il nostro prode Rayman inizia così la sua avventura.
Come sempre, all’ inizio saremo limitati nelle nostre possibilità (no che comunque poi le cose aumentino a dismisura): potremo correre, saltare, e quant’ altro. Liberando le varie maghe, come sempre, vi verranno restituiti vari poteri. Di sicuro, se la struttura e il tipo di gioco a là Rayman non vi è mai piaciuto, le probabilità che inizi a piacervi sono minime. Essendo un platform, comunque, la struttura videoludica è imperniata sul modello “corri e salta”. Niente da ridire riguardo alla sua semplicità, che alcuni potrebbero redarguire (ma vale la pena ricordare quanto detto sopra…), al contempo possiamo notare come il sistema di controllo sul pad sia quanto di più chiaro si possa mettere a disposizioni.
Ma non facciamo prenderci dall’ esuberanza: per quanto sia semplice l’ interfaccia dei comandi, quello che chiamati a fare, nella struttura “corri e salta” non è tanto facile. Alle volte ci saranno dei punti in cui si faticherà non poco per poter andare avanti. In quanto a lunghezza, ed escludendo i vari livelli bonus, ne avremo per almeno 60 livelli. Il che significa né troppo né troppo poco: a quanto pare l’ offerta è stratificata. Per chi cerca una full immersion nel gioco? Bhe, ce l’ ha. Per chi cerca invece un’ esperienza più user friendly? Anche quella c’è. Senza poi considerare il sistema die check point che parla chiaro da solo in tal senso.
Tuttavia, in 60 e rotti livelli, non si nota mai un cadimento nell’ ispirazione (insomma: non avremo mai la sensazione di girare in tondo sulle stesse cose). Ed anzi ogni livello è caratterizzato da colori caldi, leggermente acquerellati, che danno un vago sapore surreale, tale che forse è il punto più favore dell’ intera produzione qui presente. I fan saranno inoltre felici del ritorno di alcuni personaggi, con cui sarà possibile interagire, ma qui taceremo per non togliere la sorpresa. Un’ ultima parola sulla modalità a più giocatori, punto dolente del gioco: in due è davvero per esperti del gioco, da tu per tu fra degli hardcoregamer, in quattro poi è il caos che possiamo evitare pure di discutere.
Merita comunque una piccola menzione anche una sorta di esperimento musicale all’ interno del gioco: in alcuni momenti, ci verrà chiesto di far “risuonare” della musica con i vari elementi del gioco a nostra disposizione; e la cosa, in effetti, sorprende.


