Con la terza incarnazione di Nathan Drake Sony suggella la sua più importante esclusiva 2011, mentre i ragazzi di Naughty Dog si misurano con la difficilissima eredità del prequel, unanimemente riconosciuto come una delle vette più alte della presente generazione videoludica.
Sarà stato per la perfetta mescola di generi di gioco diversi – arrampicate alla Lara Croft che si alternano furiosamente a sparatorie e coperture alla Marcus Fenix – o per l’inedita spettacolarità di un gioco in cui eventi scriptati si integrano come mai in precedenza nelle azioni di gioco in un continuo ammiccamento ad ambientazioni e dinamiche tipiche di icone del grande schermo come il prof. Jones, o ancora per un comparto grafico semplicemente irraggiungibile: sta di fatto che Uncharted 2 si impose da subito quale capolavoro riconosciuto. La simpatia dei protagonisti e la loro convincentissima recitazione digitale, unitamente a delle scelte decisamente azzeccate in fatto di copione, fecero il resto affinché Uncharted diventasse sinonimo di “video-cinema”, dando finalmente corpo al ventennale sogno del “film interattivo”.
Uncharted 3 sviluppa ed estremizza tutti i punti di forza del precedente episodio, radicalizzando una linea di approccio al genere action che mantiene intatti gli entusiasmi degli estimatori della serie e le – a dire il vero, poche – perplessità dei critici. In primo luogo, l’intreccio narrativo risulta dunque arricchito di elementi destinati a conferirgli maggiore profondità. Ciò avviene per un verso introducendo un villain decisamente più credibile e sfaccettato di quanto non lo fossero quelli presenti nei prequel, per l’altro riportando sulla scena gli amatissimi protagonisti già incontrati: dalla sensuale Chloe alla dolce Elena, passando ovviamente per l’irrinunciabile Sully, la cui relazione con Nathan si trasforma in via d’approfondimento nella delineazione dello stesso personaggio principale. Non mancano alcuni comprimari nuovi di zecca, sia fra i buoni che o cattivi, la cui caratterizzazione fornisce ai programmatori il destro per fornire ulteriore mordente alla trama.
Dal punto di vista tecnico Naughty Dog si conferma capace di infondere vita propria a ciò che viene mostrato su schermo: giocando ad Uncharted 3 si ha modo di ammirare i paesaggi e le ambientazioni meglio rappresentate di sempre: illuminazione ambientale ed effetti particellari sono ormai oltre la soglia che separa dal fotorealismo. In aggiunta a ciò, sono le animazioni a fare la differenza: oltre alle espressioni facciali dei personaggi, mai così convincenti, Nathan si muove su schermo in modo sempre adeguato rispetto al luogo in cui si trova ed all’azione che sta svolgendo: se si tiene presente quanto sia gli uni che gli altri siano vari – poiché questa volta vi troverete più volte a dover fare i conti con la furia degli elementi – si ottiene una vaga idea della perfezione di ciò che ci viene mostrato. Tutto questo ben di Dio non resta però fine a se stesso, riverberandosi a cascata su di un gameplay che appare abbastanza rinnovato rispetto al prequel. Intendiamoci: ovviamente non si tratta di cambiamenti rivoluzionari ma di “aggiustamenti”. Si affrontano meno sparatorie – ed è un bene – mentre il ricorso ai pugni sarà decisamente più frequente ed appagante, in quanto i vari corpo a corpo risulteranno sempre integrati alla perfezione con mobili ed architetture circostanti, donando al giocatore l’entusiasmante sensazione di scontri sempre diversi e personalizzabili. Quello che nel prequel erano tank ed elicotteri lo sono ora dei nemici particolarmente forzuti e coriacei, nell’affrontare i quali si tratterà di escogitare dei pattern di movimento differenti onde evitare di finire con le ossa frantumate. Ciò non significa che gli scontri a fuoco siano scomparsi, anzi: ci sono, ed il sistema di coperture mutuato da Gears of War continua a funzionare che è un piacere. Riguardo ad una lamentela molto presente in rete, devo confessare di non aver avuto difficoltà ad adattarmi al sistema di mira presente nel gioco; per chi incontrasse problemi, è possibile aumentarne o diminuirne la velocità in qualunque momento. In effetti, però, l'intelligenza artificiale dei nemici non brilla per acume: non infrequente sarà il caso in cui questi ultimi ci daranno le spalle senza la minima copertura, anche al livello "difficile", pur essendo allo stesso tempo tenaci ed inesorabili quando si tratterà di stanare il protagonista con le onnipresenti granate; in generale la sfida è quindi sempre data dal numero degli avversari, quasi mai - tranne un paio di eccezioni degne di menzione - dalla loro qualità.
Uncharted 3 prosegue sulla falsariga del prequel nello stupire per la versatilità con la quale riesce a mescolare spregiudicatamente stili di gioco differenti. Le arrampicate e le componenti platform sono presenti come sempre, mentre le fasi che si presterebbero ad un approccio stealth sono forse aumentate di numero anche se quasi mai si riuscirà a portare a termine un capitolo senza scatenare un inferno: decisamente più probabile che si compiano un paio di kills in silenzio per poi dover concludere il tutto con una sparatoria, anche perché in alcuni casi i nemici presenti saranno davvero tanti. Evidente l’influenza esercitata su Naughty Dog dal brand di Assassin’s Creed negli anni che separano l’uscita di Uncharted 3 da quella del precedente episodio: le pregevolissime scene di inseguimento non potranno non far correre la mente alle gesta di Ezio Auditore, così come i suk ed i vicoli affollati delle città mediorientali non potranno non far avvertire un poco la mancanza di Altair. Tornano anche gli enigmi ambientali, peraltro concentrati nella prima metà del gioco e presenti in misura forse maggiore rispetto al passato. Una cosa che non potrà non far piacere è anche il livello di sfida che essi comportano, il quale, per il genere action, si attesta su livelli medio-alti. La colonna sonora riprende il tema principale della serie aggiungendovi una robusta dose di motivi che spaziano dall’esotico al colossal, il che risulta del tutto comprensibile se si tiene presente che i costanti punti di riferimento cinematografici, fatti oggetto di citazioni quasi letterali, sono "Indiana Jones e l’ultima crociata" e "Lawrence d’Arabia". Il doppiaggio italiano si conferma all’altezza della produzione, con le voci dei principali personaggi inalterate e quelle di nuova conoscenza altrettanto convincenti sia per timbro che per recitazione. Il comparto multiplayer, infine, già buono nel prequel, appare ora arricchito e migliorato, il che non è poco per un titolo che ovviamente punta tutte le sue carte sulla campagna in singolo.
Uncharted 3 è dunque il gioco perfetto?


