Recensire un gioco come Child of Eden non è cosa facile. Ed essenzialmente questa non sarà una recensione: gli attuali parametri con cui si stilano le recensioni non sono adatti per via di loro medesimi, intendendo dire con ciò che non ha senso starvi qui a dire "Guardate Child of Eden ha tale comparto grafico, con tale gameplay e cazzate varie" in questo contesto.
Questo, pertanto, sarà una sorta di speciale di approfondimento. Inoltre, andando maggiormente in profondità, una videorappresentazione (non videogioco!) di questo tipo non la si può trattare coi mezzi "messi" a disposizione usualmente dal genere recensivo, almeno per come usualmente è stato codificato, giacchè esso non mette in luce gli elementi della sintassi videoludica, che solo quelli potrebbero, forse, permettere a voi che mi leggete (come al sottoscritto che interagisce con la già citata videorappresentazione) di comprendere quello che stiamo facendo.
Anzitutto: stiamo giocando? La risposta è: no
La motivazione di tale risposta è dovuta, principalmente, alla declinazione del termine, che ha assunto ormai una precisa significanza: il "gioco" qui viene inteso non come una attività poietico-creativa (e ri-creativa, come è importante in questo caso), che quindi può anche portare in uno stato di rilassamento-divertimento (nel caso specifico, tale stato è fondamentale, vedremo meglio più avanti), ma come momento di puro divertimento, spasso. Se con "gioco" intendessimo effettivamente la prima possibilità mostrata sopra, si può perfettamente dire che stiamo "giocando", ma comunque vale la pena usare un' altro termine, almeno per evitare imbrogli linguistici: interazione. Noi non stiamo giocando, stiamo interagendo con una videorappresentazione.
Che cos' è una sintassi?
Possiamo intendere come sintassi un insieme di regole di derivazione che permettono di trasformare (derivare, appunto) delle sequenze (intese come elementi accettati dal sistema) in altre sequenze. Che non siano semplici ammassi di segni è garantito dal sistema stesso. Quello che cercheremo di fare qui sarà effettivamente cercare alcune regole di trasformazione che sono presenti in Child of Eden. Accenneremo brevemente al problema semantico. Cosa è una semantica? Essenzialmente la semantica è un modello semantico: ovvero un costrutto che permette di trasportare una sintassi in ciò che non è sintassi. In altre parole, attraverso una modello semantico, è possibile trasportare una sintassi in qualcosa che non è la sintassi stessa: se sto in un bosco, io posso, decidendo alcuni segni convenzionali che obbediscono a delle regole di derivazione, fare una mappa. Ma la mappa non è il bosco, è fatta di "materiale" decisamente diverso dal bosco (le linee, poniamo che usassimo tale stratagemma, sono alberi e fiumi?). Questo è noto come principio "la mappa non è il territorio". Tuttavia, la nostra videorappresentazione NON ha una semantica, per il motivo più semplice di questo mondo: perchè se ne sbatte altamente di pensare a qualcosa che non sia lei stessa. Le videorappresentazioni, come anche altre forme di espressione, si caratterizzano per una chiusura operativa che rasenta la chiusura sistemica: ogni forma di espressione si presenta come una sorta di mondo a sè. Donde il fatto che non ci sia una semantica in esse - o meglio, la semantica viene aggiunta quando ci accorgiamo che c' è una collisione di "mondi": un mondo (la forma espressiva) e un' altro mondo (quello "reale") collidono, ed in genere è uno dei due a prendere la preminenza. Tale posizione si ricollega ad una vecchia discussione, nè mi èprenderò il merito per aver pensato cose che non ho pensato: se qualche lettore è interessato, una cosa del genere era stata già detta da Frege in un suo testo, ora presente nella raccolta "Senso, funzione e concetto", in cui anche egli pensava che l' arte non avesse una semantica (un significato), ma solo un senso.
Ed è da qui che partirà l' analisi del testo videorappresentativo: all' inizio ci viene detto che nel futuro nascerà la prima umana, Lumi, che respirerà fuori dal nostro pianeta, ormai in un mondo in cui tutto l' universo è il nostro mondo comune. Ella comunica il proprio stato a tutti gli altri, non che le proprie emozioni, attraverso canzoni, attraverso la Rete del futuro che ha preso il nome di Eden. Tuttavia, a seguito della sua morte, Lumi viene reinizializzata digitalmente nella Rete: la si sta tentando di far diventare una sorta di intelligenza artificiale nella Rete, che sarà la stessa IA che incontreremo cronologicamente (almeno a livello di trama) in Rez. Vorrei porre l' attenzione a cosa succede poco dopo ciò che vi ho appena riportato: mentre queste righe sono scritte, subito dopo invece sono le immagini a parlare. E vediamo una donna risvegliarsi in un mondo alquanto edenico. Se potessimo soffermarci sul suo vestito, che non è casuale, avrà più senso far notare che quella non è un' attrice. "Come?"
Quello che abbiamo detto: quella non è un' attrice. E' un personaggio realizzato al computer (questo lo so per certo), come probabilmente (ma non lo so per certo) è realizzato al computer l' ambiente edenico in cui si sveglia. Da quello che si potrebbe dire, non lo sa nemmeno Lumi: almeno fintanto che non vede i fiori e le gocce d' acqua smaterializzarsi - o meglio sgretolarsi. In pixel? In dati? Insomma: quello non è naturale (sia quello che vede Lumi che quello che vediamo noi), ma culturale. In altre parole non è qualcosa realizzato dalla natura, ma dall' uomo. Subito dopo iniziano le cinque sessioni di gioco. E' obbligatorio far notare la prima persona: il gioco, intendo dire, si svolge semrpe in prima persona. Domanda sorge lecita: chi siamo? La domanda non trova risposta, per quanto ho capito, all' interno della rappresentazione. Mentre in Rez possiamo vederci, pur non essendo facile capire chi siamo (anche se lo si può intuire), qui è praticamente impossibile decifrarlo. Omaggio eccessivo al periodo dei giochi in cui la prima persona regna sovrana? Il Kinect funziona meglio così? Probabilmente sì. Ma forse c' è dell' altro: ci si comunica in questo modo forse il problema della impossibilità dell' autodescrizione. Intendiamo dire, più in generale, che probabilmente, oltre a semplici problemi di vendite, il cambiamento dalla terza alla prima persona è un cambiamanto di visione della realtà, più nello specifico caso analizzato, che la nostra impossibilità di sapere chi siamo è l' ipoteca che viene lascitata in sospeso per tutto il gioco.
Cosa che arriverà fino a Rez. Inoltre possiamo intendere la prima persona, come abbiamo già fatto notare, come l' anima "new media" del medium videoludico rispetto alla terza persona quale anima "mass media", anime che sono in costante conflitto nel medium, quale, appunto medium sia "mass" che "new" (si rimanda per una delucidazione sui termini all' articolo da me scritto "il videogioco come mass media e new media"). Importante sapere a tal proposito che Lumi comunicava, quando era ancora in vita, attraverso canzoni che diffondeva nella Rete. I cinque stages che attraverseremo durante la videorappresentazione, muniti sempre del solito puntatore a laser e sempre in maniera predeterminata, sembrano rappresentare l' evoluzione della vita: prima le forme inorganiche, donde l' uso di forme geometriche esatte, poi la vita, ed ecco comparire l' alfa-elica del DNA, in particolar modo nelle forme di vite acquatiche, poi quelle vegetali, fino ad arrivare alla cultura umana. Infine, l' ultimo stage è una ricapitolazione dei precendenti stages. Prima ho fatto notare come tutto quello che vediamo sia, sin dall' inzio, cultura: questo spiega perchè, anche negli stages naturali, si assista ad un non so che di preciso e matematico, che in parte stona con il tema naturale degli stages medesimi. La distinzione natura /cultura è infatti dominante: ma si assite ad una loro integrazione e fusione. Questo dunque intende dire l' albero che vediamo a fine gioco, pieno di informazioni che ruotano intorno ai rami (digitali) quasi come frutti (culturali e naturali al coltempo)?
In tal senso, la divisione natura/cultura viene meno, data anche l' arbitrarietà con cui era stata posta. Oltre a ciò, possiamo considerare anche il fatto che Lumi, in vita, comunicasse attraverso canzoni che difofndeva nella rete: l' albero con tutte le informazioni che gli girano attorno, sarebbe come una similitudine (davvero molto bella per altro) nei confronti dei new media, caratterizzati dalla loro pluralità, piccolezza e comunità nella diffusione. E ad essa si aggiunge l' ottimismo per questo mondo plurale e comune, aperto a tutti, in cui nessuno rimane fuori, anche se nati addirittura fuori dal pianeta di origene della nostra specie. Si può in tal senso considerare questo gioco come la migliore, fin' ora, esaltazione dei new media e dell' anima new media del medium videoludico. Ma come dicevamo, rimane aperto il problema dell' autorappresentazione: non posso riprendere il mio riprendere, se non con una ripresa che può essere a sua volta ripresa. Tale impossibiltà, unita alla certezza della morte, quale viene mostrata inevitabilemente nella Rete attraverso le informazioni, porterà Lumi alla paura, che la farà chiudere (informaticamente e non solo) in sè stessa, mandando nel caos la rete. In Rez, pur nell' anonimato del personaggio che vediamo, possiamo dire con relativa certezza che siamo la morte (non resettiamo l' IA in Rez?) che si manifesta come vita, oppure la vita che si manifesta come morte. Non a caso nello scontro finale, man mano che procediamo, la luce aumenta sempre più, dal buio in cui eravamo. E qui ritorniamo alla sensazione che passa continuamente giocando sia a Rez che a Child of Eden, ovvero la sensazione di distruggere creando e creare distruggendo. "Ciò che sempre è - un bambino che gioca coi pezzi della scacchiera. Il regno di un bambino", diceva il grande filosofo Eraclito, millenni or sono. Mizuguchi, forse per via dell' influenza di Kandinskij, risente di questa frase: la sensazione che abbiamo quando giochiamo a Child of Eden, effettivamente è quella del "gioco", ma inteso come creazione e distruzione continua, molto al di là di ciò che intendiamo noi con "gioco" e "giocare" normalmente. Donde la mia scelta di non usare questo termine per descrivere l' esperienza Child of Eden.
"D' accordo, ma questo gioco è da comprarsi?"
Secondo voi? Non è una domanda retorica...




