ATTENZIONE: questa recensione è consigliata la lettura da parte di un pubblico adulto, in quanto contiene un linguaggio scurrile e volgare che potrebbe offendere la sensibilità del lettore. In caso di minori la redazione di AoG consiglia la presenza di un adulto.
I'm back Baby!!!
13 anni. Tanti sono gli anni che ci hanno lasciato con l'ultimo Duke Nukem, l'anti-eroe creato da 3D Realms che ha letteralmente sopopolato tra gli FPS di vecchia categoria grazie ad un personaggio carismatico, cazzuto, virile come Duke Nukem, il paladino della Terra che a colpi di bazooka ed armi impossibili ha letteralmente cacciato a calci in culo i classici alieni da strapazzo venuti qui per sterminare il genere umano. Peccato che questi rincoglioniti invasori non avevano fatto i conti col biondo Duke, l'icona videoludica della libertà e della mascolinità. Sarcastico, eclettico, rozzo, volgare ed estramamente "macho", Duke ha fatto breccia tra milioni di videogiocatori, che a grande richiesta volevano vedere un nuovo Duke Nukem. E così è stato, dopo uno sviluppo travagliato, che ha visto succedersi l'originale team di sviluppo 3D Realms ai talentuosi Gearbox (si, proprio loro, i creatori di Brothers in Arms e di Borderlands). Considerato fino a qualche mese fa semplice vaporware, Gearbox in fretta e furia è riuscita a realizzare, con non poche difficoltà, Duke Nukem Forever, il titolo che in teoria dovrebbe rilanciare questa prestigiosa licenza e re-inserire Duke Nukem come personaggio unico nella softeca di tutti i giocatori. Ma a scanso si equivoci e senza peli sulla lingua vi diciamo sin da subito che Duke Nukem Forever è un FPS mediocre, realizzato alla meno peggio sebbene la presenza del Duca lascia in secono piano i tanti difetti del gioco.
Sarà un caso, ma la cosa meglio realizzata è la breve introduzione del gioco che vede Duke lanciare i dadi di "gioco" sul panno verde, circondato da due belle "gnocche" e vederlo poi, prima dei menu inziali, in lontananza con una bella bandiera americana agitata dall'aria. Ma appena si comincia la partità, ecco che le palle cascano letteralmente in terra. Ciò che salta subito all'occhio è infatti la miserrima realizzazione grafica di Duke Nukem Forever che, di primo acchito, ci ha fatto esclamare "Duke, ma cosa cazzo ci hai combinato?"
Un colpo basso, duro da digerire, anche se, a conti fatti, ciò che è più importante in un videogame non è la parte tecnica bensì il gameplay, innovazione e longevità. Ergo, Duke Nukem Forever va preso per quello che è: un semplice quanto arcade first person shooter basato unicamente sul blastaggio del nemico, pochi rompicapo, sessioni davvero tristi di platform-game ma il tutto condito con uno humor devastante. Ed è proprio questo elemento la chiave di volta di questa produzione: sarà l'appeal del Duca, la sua sprezzante ironia, il suo carisma a non far gettare nel cesso il DVD stampato del gioco. Una sequenza di battute (molte di bassa lega...) verso nemici e compagni, ma anche ambiente circostante che lascia scappare più di una risata. E la prima sessione di gioco lasciava infatti presagire diversamente: il Duca alle prese con un mostro gigantesco da abbattere a suon di missilate. Rovinato in terra, il Duca con un piccolo Quick Time Events scaraventa l'occhio dell'enorme boss tra i pali della porta di football americano. Una "scarrellata" indietro poi ci mostra che quello era solamente il videogioco di Duke Nukem, giocato dal vero Duke all'interno di un salone lussuoso e con due ragazze di notevole fattura alle prese con il "pad di carne" del Duca. Chi non desiderebbe una situazione del genere? Il sogno di una vita: videogiocare in presenza di due belle "topine" che ci mandano in estasi grazie a dei lavoretti che solo i più grandi conoscono. VM18 insomma. Ma per il povero Duca la giornata doveva ancora cominciare e, guarda un po', dopo pochi minuti la Terra si ritrova nuovamente alle prese con gli alieni. Ennesima invasione ed ennesima chiamata, a furor di popolo, del Duca Liberatore, toccato nel suo "intimo": le due belle biondine sono state rapite da due alieni volanti! Che efferatezza, che smacco per il Duca!
Il gioco comincia e prende quota. Scazzottate iniziali, lancio di oggetti ed incremento dell'EGO, l'energia vitale di Duke Nukem che aumenta ogni volta che eseguiamo una azione degna del Duca: scarabocchiare una lavagna, gettare della merda in giro per un bagno, pisciare nei WC, fare pesistica mentre fuori c'è la devastazione del globo terr'acquee via discorrendo. Tornano poi alcune delle più celebri armi che hanno permesso al Duca di distruggere gli alieni nei precedenti videogame, alcune davvero originali e ben implementate nel gameplay. Molte armi sono infatti più devastanti verso determinati alieni, altre meno, quindi è necessario capire bene l'arma adatta per la situazione dato che tal volta anche la semplice pistola può dimostrarsi più efficace del lancia razzi. Il bestiario è quello tipico della serie, e ritroviamo i cazzuti Poliziotti Maiali ancora più devastanti che in passato, grazie ad arsenali di tutto rispetto, boss giganteschi ed altri alieni di tutto rispetto (quelli volanti dotati di scudi e la possibilità di materializzarsi in ogni dove sono davvero ostici). A frotte arriveranno, soprattutto in determinate aree, ma il sommo Duke può fare affidamento sulla Duke-Visibilità (la visione notturna, indispensabile nei cunicoli bui...) gli Steroidi (rendono il protagonista quasi immune ai colpi nemici mentre i suoi pugni diventano dei rulli compressori spiaccica-alieno) e la Birra (offuscamento della vista ma grande impatto sulle armi e l'EGO). Elementi esplosivi, proprio come Duke Nukem.
Il Duca perde il pelo, ma non il vizio!
Come già detto, Duke Nukem Forever è forgiato su una ironia continua, maschilista e volgare che però fa parte del DNA storico di questo anti-eroe. Il gioco è infatti simpatico e divertente, soprattutto nei siparietti del Duca che sembra non aver perso tutta la sua loquacità e battute d'effetto. Peccato che quello che manca a Duke Nukem Foerever sia proprio tutto il resto: si tratta di un FPS si intuitivo, ma troppo scialbo per competere con altri titoli similari. I livelli sono semplici e poco variegati, ancorati su una strada unica senza bivi o vie alternative, l'interazione con gli ambienti poco funzionale (a parte i barili esplosivi non c'è altro modo alternativo per sbarazzarsi degli alieni) e la difficoltà mal bilanciata. Ci sono elementi che spezzano un po' col il classico proseguire-liberare la zona-sbloccare la porta, come le mini-sequenze platform sia a piedi e sia a bordo di una macchinetta elettrica, una manciata di QTE e alcune sequenze di blastaggio con torrette fisse ma ciò non basta per ancorare il giocatore allo schermo. Il gameplay infatti non introduce davvero nulla di nuovo, si tratta sempre di andare da un punto A ad un punto B blastando tutto ciò che si muove, cercando di sbloccare l'EGO con mini-giochi anche divertenti (flipper, videopoker, slot-machines, ma anche assistere a balletti di Lap Dance e via discorrendo). La trama è davvero povera, l'azione di gioco a volte adrenlinica a volte bassissima ma sempre monotona e piatta, dato che gli scontri con tutti i nemici si risolvono al massimo dopo pochi minuti, con continuità ma zero strategia. Sembra quasi che Gearbox, che noi adoriamo ma che ci vede questa volta assai critici, abbia preso uno dei vecchi Duke Nukem e "impreziosito" con l'Unreal Engine 3, tra l'altro sfruttato malissimo: texture a bassa definizione, animazioni nulle, ambientazioni spartane e poco evocative, colori sbiaditi ed effetti scenici degni della passata generazione di videogiochi.
In altre parole il ritorno del Duca lascia con l'amaro in bocca. Ci si aspettava qualcosa di più di un semplice e monotono FPS. Vedere il Duca arrancare così, come si trattasse di un pulcino solitario spaventato dal mondo circostante, che perde il confronto con tutti gli FPS usciti negli ultimi due-tre anni fa davvero male, considerando l'importanza del brand e la possenza virtuale-immaginaria del protagonista. Un tonfo sotto tutti i punti di vista, dalla grafica al gameplay, dal parco mostri (sono in tutto 5 per diversità) alle poche armi disponibili, dalla trama al design dei livelli. Quanto meno Duke Nukem Forever è discretamente longevo e divertente se si conosce il passato glorioso del Duca, un gioco infatti indirizzato più ai fan di Duke Nukem che per i neofiti (c'è davvero di meglio in giro...). Online infine, è come il Single Player: scialbo e squallido.
Duca, questa volta ci hai veramente deluso, e che cazzo, 13 anni ad aspettare e sperare per poi... Lasciamo perdere che è meglio va.


