Marl ookoku no ningyō hime: tenshi ga kanaderu ai no uta arriva di nuovo sulle sponde d’occidente col titolo più conosciuto (da una nicchia di appassionati) di Rhapsody: A Musical Adventure e sotto le spoglie di remake. Meglio della versione PSOne di dieci anni fa?
La principessa dei burattini, ma anche dei pupazzi, delle bambole e di tanto altro. In un villaggio piccinopicciò vive Cornet, una ragazzina come tante se non fosse che ha la particolare dote di poter comunicare con oggetti inanimati come burattini, bambole e pupazzi. Suonando il suo strumento musicale riuscirà a portare dalla propria parte i suddetti personaggi e ad aggiungerli al proprio nutritissimo party composto da sedici comprimari. Avrete l’imbarazzo della scelta su chi usare in battaglia. Cornet ha un’amica preziosa di nome Kururu, un burattino dalle forme di fatina capace di parlare come se fosse viva. Perché? Giocate e lo scoprirete. In questa versione Kururu è usabile in battaglia ed è tremendamente utile. Non poteva mancare tra le conoscenze della protagonista un’amica d’infanzia. Bellissima, ricchissima, spocchiosissima, antipaticissima con tanto di guardie del corpo al seguito. Etoille Rosenqueen, un nome che dovrebbe dire qualcosa ai fedelissimi di Nipponichi. La trama non potrebbe avanzare se non che un incontro fortuito porterà Cornet ad incontrare il principe del regno, che di lì a poco cercherà moglie. Fast forward il principe viene pietrificato da una maga pazza furiosa e rapito. Starà a Cornet trovare cinque pietre magiche con cui rompere l’incantesimo e blablablabla. La storia rompe alcuni canoni classici e risulta molto divertente e ben scritta. Semplice, con pochi colpi di scena ma buoni. La ripulitura da parte di NIS America della vecchia traduzione di Atlus Co. è stata fatta con cognizione di causa impreziosendo ciò che già prima era un buon lavoro, anche se permangono una manciata di sviste. La vicenda si dipana velocemente in poche ore: Rhapsody è cortissimo, sulle otto ore facendo tutto di fretta e sulle dodici completando ogni side quest. Alcune di queste sono piuttosto oscure e abbastanza inutili, visto che non vi sono ricompense eccetto in un unico caso. Stupisce la cura fin troppo profusa in certi dettagli che difficilmente noterete ad una prima tornata nel gioco e che probabilmente non noterete neanche alla seconda, a meno di cercare il pelo nell’uovo, rivisitare scenari dove non tornereste mai più, portare certi burattini a determinati livelli e così via. Anche il compendio dove esaminare ogni personaggio e mostro incontrato con tanto di descrizione simpatica di Kururu o i diversi ritratti dei personaggi durante i dialoghi emanano cura e pucciosità a profusione. Un gioco per ragazze? Ma anche no. Graficamente RAMA è molto curato, buone le animazioni e gli effetti speciali; in generale è un 2D che solletica gli occhi senza lasciarli scontenti. Musicalmente parlando Satō Tenpei compone una buona partitura che si affianca ai numerosi pezzi cantati che fanno da intermezzo a vari momenti della storia. In questa versione sono solo in Giapponese con sottotitoli. Le modifiche apportate alla versione NDS sono troppe da elencare, ma alcune sono degne di menzione. E’ sparita la scelta del livello di difficoltà rendendo l’avventura estremamente facile. Considerato poi che il gioco può essere tranquillamente finito con gli oggetti che si trovano lungo l’avventura, i numerosi negozi sparsi nelle molte città diventano quasi inutili, se non per alcune protezioni mica da ridere verso la fine dell’avventura. Sparite le illustrazioni da collezionare e tutta la parte dei mostri da catturare. Quasi azzerati i tempi di caricamento, una vera manna dal cielo che rende RAMA veloce e agile da usufruire. Sempre sul fatto della velocità, i combattimenti sono stati totalmente stravolti. RAMA passa da strategico con griglia su cui muovere gli sprite a jrpg normale. A sinistra gli avversari, a destra voi e altri tre comprimari. E’ possibile scegliere di fuggire senza alcuna penalità in caso di fallimento, colpire con attacchi fisici, usare magie o mettere tutto in automatico (via di attacchi fisici a go go). Le magie sono una mezza tonnellata ma ne userete pochissime perché la funzione Auto si rivela ben più che efficace nel togliere di mezzo i nemici. Questa è una sorta di stress releaver in quanto l’encounter rate è piuttosto elevato mentre si esplorano dungeon dalle fattezze abbastanza contenute e semplici. Cornet oltre a disporre di magie normali ne ha anche di direttamente legate alla propria tromba. Ognuna di queste carica per metà un’apposita barra speciale. Accumulando barre su barre si può accedere a delle gustose tecniche speciali per risolvere ancora più in fretta le schermaglie. I boss avranno vita breve, tranne una piccola manciata. Menzione di disonore per il riciclo indiscriminato di sfondi sia durante l’esplorazione che durante i combattimenti per molti dungeon alla pari del mero cambio di palette grafica per tanti nemici, dalle poche fattezze e dai pochi mezzi d’offesa.


