Level-5 e Nintendo presentano una nuova avventura del professor Layton e del suo assistene Luke impegnati a vivere un'avventura che li porterà nella Londra del futuro.
Nella critica videoludica, è quasi d'obbligo disprezzare, o quanto meno nutrire sospetti, verso quei sequel che non presentino novità di rilievo rispetto ai loro predecessori. Questo uso si scontra, quasi inevitabilmente, con i dati di vendita e le opinioni del pubblico di massa che, spesso, non reagisce in maniera soddisfacente ad un repentino cambio di rotta o di gameplay di una serie; allo stesso modo, sembrerebbe che alcune saghe costituiscano delle eccezioni, per le quali questo dogma può non esser applicato, soprattutto qualora vi sia una commistione di elementi eccezionali, tecnici o narrativi, capaci di esaltare il giocatore senza dover presentare modifiche sostanziali al gameplay.
E' il caso di capolavori come Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, Starcraft II o Super Mario Galaxy 2. Questi titoli, pur non rivoluzionando il gameplay sui quali sono fondati, lo hanno migliorato in maniera considerevole o lo hanno subordinato ad elementi di primo piano così originali da risultare ugualmente divertenti da giocare e meritevoli di esser premiati. Tali serie hanno conquistato questo stato d'eccezione grazie ad un passatto d'eccellenza, spesso glorificato dai giocatori e dalla stessa critica retroludica. Com'è possibile che anche la saga de Il Professor Layton abbia raggiunto, nel giro di pochi anni, una fama così rinomata? Tra le motivazioni citiamo quella che riteniamo più importante: la creazione di trame elaborate ed emozionanti, capaci d'incantarci con un'eccellente combinazione di mistero e fantasia, senza dimenticare quei risvolti romantici che, in più di un'occasione, hanno saputo commuoverci. Il gameplay è mutuato in gran parte dall'ultima generazione bidimensionale di avventure grafiche, con l'uso di giochi enigmistici al posto dei classici quesiti.
Questa combinazione, unitamente ad un comparto tecnico artisticamente ed acusticamente ottimo, ha creato un titolo capace di catturare un ampio numero di possessori di Nintendo DS, fossero essi esperti, neofiti o utenti occasionali. Dopo il successo de Il Paese dei Misteri, uscito con parecchio ritardo in Europa, la Nintendo ha deciso di commercializzarne i seguiti con cadenza quasi annuale - mentre, in Giappone, essi sono usciti nell'arco di due anni. Non proponendo particolari innovazioni, normalmente tenderemmo a non premiare Il Futuro Perduto. Ma una trama così interessante, ricca di colpi di scena ed estremamente appassionante, non può passare inosservata: come nei precedenti episodi, Level-5 crea un'ambientazione affascinante e magica, alternando momenti di esplorazione e riflessione ad improvvise accellerazioni, con un finale inatteso e sorprendente. I nuovi minigiochi, al contrario di quelli proposti ne Lo Scrigno di Pandora, sono realizzati meglio e permettono di rilassarsi e distrarsi, quando si vuole, dalla storyline principale: alla semplicità del Libro Illustrato si affiancano gli strampalati Macchinina, che riprende e vivacizza il concetto proposto nel minigioco del criceto atletico ne Lo Scrigno di Pandora, e delle consegne del Pappagallo, sicuramente il più riuscito dei tre.
La longevità del titolo è particolarmente elevata, grazie ad un numero considerevole di enigmi inediti. Essi appaiono, rispetto ai predecessori, leggermente più complessi ed elaborati, proponendo anche prove inedite, variazioni sul tema ed alcune soluzioni inaspettate e talvolta fantasiose, che mettono a dura prova le capacità di pensiero laterale dei giocatori. Ritroviamo il buon doppiaggio italiano, sebbene non avremmo disprezzato l'aggiunta della versione inglese, forse leggermente migliore di quella nostrana. Vera pecca del gioco è, come i predecessori, l'assenza totale di rigiocabilità: finito questo terzo episodio potremo riporre, per un po', la nostra amata tuba e rilassare le nostre menti affaticate. Almeno fino all'uscita europea del prossimo episodio, uscito in Giappone da quasi un anno.


