Due anni fa gli svedesi Frozenbyte riuscirono a stupire critica e pubblico con l’incantevole Trine. Storia, gameplay e design riportavano ad un’epoca in cui il platform andava per la maggiore. Fu una scelta che sarebbe potuta apparire retrò, ma grazie alla sapienza con cui furono miscelati gli elementi e forte di un comparto tecnico di alto livello, il prodotto non passò inosservato.
I semplici enigmi da risolvere, la strategia nei combattimenti e la precisione nei salti, da una parte all’altra dell’ambientazione, trovarono espressione nella suddivisione tra 3 personaggi; per proseguire l’avventura/viaggio era necessario pensare, agire e osservare con attenzione ogni livello, passando da uno all’altro per sfruttarne le peculiarità.
Trine 2 possiede le qualità essenziali del videogame allo stato puro. Se il passato è passato, questo non significa doversi dimenticare di quale materia era fatto l‘intrattenimento elettronico all’origine. E all’origine c’era il bidimensionale: personaggi costituiti da un disegno in pixel correvano da una parte all’altra del televisore, e le alternative di genere erano tutte legate allo scorrimento destra e sinistra o alto e basso, rinchiuse in un quadro il cui contenuto era un’opera figurativa in movimento. Ed è rimasta questa la cornice che contiene il digitale: una proiezione visiva, una visione computata, imprigionata nei suoi stessi criteri. Aver guadagnato la profondità prospettica è un altro limite – nella relazione utente/rappresentazione digitale - finché saremo costretti ad osservare la simulazione in una proiezione a schermo. Questo per dire che una volta afferrato il pad ci si può facilmente rendere conto come l’interfaccia, in contrasto con l’accresciuto dettaglio e la potenza di calcolo delle forme, non sia sostanzialmente cambiata. Il movimento delle levette è rimasto legato a quella essenzialità a quattro assi e a gesti che ripetiamo da più di trent’anni. In questa prospettiva Trine 2 lo si può considerare un’esperienza di gioco in linea con la modernità video ludica e nel confronto con la concorrenza, anche di quella che simula l’esplorazione, i combattimenti ed i viaggi nella terza dimensione, si dimostra all’altezza nello svolgere il compito di intrattenere.
Perché Trine 2 è così bello? Prendiamo in analisi quanto detto antecedentemente ed è facile accorgersi come il videogioco sia gratificante laddove la varietà nell’azione è garantita. L’interfaccia non è solo risposta ai comandi e precisione di movimento, ma è anche correlazione tra pensiero ed efficacia nell’interpretare l’ambiente di gioco. Ad esempio, in Gears of War, action in terza persona votato allo scontro armato, la prospettiva è funzionale ai combattimenti e mettersi al riparo, comprendere lo schema d’attacco delle locuste, aggirarle e abbatterle per passare allo scontro successivo, la sfida in sostanza, è calibrata per far sentire il player al centro di un evento. Tutti gli elementi di gioco trovano risposta nella combinazione di tasti e levette e la naturalezza con cui si possono risolvere le situazioni di gioco, rende l’interattività appagante e profonda. Negli anni il videogioco si è evoluto nella possibilità di mettere in scena mondi sempre più complessi, ma i valori insiti rimangono simili e Trine/Trine 2 ha una varietà sorprendente.
C’è il mago Amadeus, capace di spostare tramite la telecinesi elementi dell’ambientazione, quali rocce, casse di legno, e più in generale qualsiasi oggetto cliccabile risolvendo enigmi più o meno complessi la cui soluzione permette di procedere nei livelli e raggiungere ampolle che aumentano l’esperienza. Nel primo titolo il mago aveva un ruolo centrale, dato che le sue abilità, in particolare quella di creare cubi magici su cui saltare, risultava fondamentale. Invece in Trine 2 anche il prode guerriero Pontius risulterà necessario nell’economia di gioco, non solo nello scontro con le varie creature che infestano il mondo fatato in cui ci si muove, ma anche nell’utilizzo di abilità peculiari quali l’abbattere con un grosso martello a due mani, barriere, come pareti di roccia. Stesso discorso per Zoya, la ladra arciera capace di attaccare dalla distanza, usare un rampino per raggiungere i punti più alti e di compiere un doppio salto rendendola la miglior scelta nelle fasi platform. Gli sviluppatori sono riusciti, in questo seguito a bilanciare i ruoli, a far si che il cambio di personaggio non sia accessorio o un atto dovuto allo stretto necessario, come ad esempio il combattimento con i boss. Ora tutti e tre i personaggi vanno utilizzati per le loro prerogative e il game design risulta preciso nel proporre ad ogni schermo quella varietà di soluzioni che nel primo titolo mancava; si usava Amadeus finché non fosse stato necessario far intervenire gli altri due e ogni enigma poteva essere risolto dal mago.
Il gameplay, anche nel multiplayer è nella sostanza basato sui principi appena descritti e per quanto semplice sia la formula, e il mix di action, puzzle game e platform essenziale, c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire; si corre attraverso questa fiaba con la voglia di guadagnare schermo dopo schermo esperienza vincendo una sfida dietro l’altra. In questo seguito il potenziamento delle abilità dei personaggi sarà fondamentale, lasciando al giocatore la possibilità di decidere il proprio stile di gioco. Se una volta sarà il cavaliere a migliorare, al frangente successivo la ladra ed infine il mago, sta al giocatore valutarlo, verso una crescita perpendicolare legata all’avanzamento nella storia. Gli elementi role playing game sono stati raffinati quel tanto che basta da mantenere sempre vivo l’interesse nell’evoluzione della singola classe e delle funzioni ad essa legate. Sia nel single player che in cooperativo Trine 2 risulta intrigante e anche una volta terminata l’avventura, non particolarmente longeva a dire il vero, c’è sempre la spinta a cercare negli angoli più remoti per completare il gioco al cento per cento.
Da un punto di vista tecnico se già il primo titolo offriva un’ottima qualità tecnica, grazie anche al design accattivante e forte di una paletta di colori vivaci ed effetti speciali in grado di far brillare di magia l’ambientazione, in questo secondo titolo c’è stata una ulteriore evoluzione della resa grafica. Le suggestioni sono notevoli, ad ogni passaggio e le animazioni dei personaggi, dei nemici e soprattutto dei boss risultano sempre all’altezza nel descrivere l’azione e il movimento. La storia ha lo stesso semplice incipit del precedente capitolo, con il Trine, artefatto magico e misterioso a richiamare i tre prodi eroi per difendere il regno dall’ennesima minaccia. Lo scritto è riconoscibile nella fiaba, genere che seppur sia infantilmente legato a elementi narrativi essenziali, non per questo è da considerarsi poco interessante. Anzi la sequenza video ludica, nel procedere attraverso la narrazione, seppur lineare, non è avulsa da sporadici colpi di scena. Inoltre le personalità dei tre eroi protagonisti sono ben descritte e malgrado non si raggiunga il livello di un titolo come Bastion, c’è la piacevolezza di seguirne le battute e le gesta.
Se è vero che la terza dimensione ha ampliato i mondi di gioco allargandone i confini. Se è vero che ora si viaggia all’interno dello spazio virtuale, osservando un mondo descritto sempre più minuziosamente nella simulazione e anche vero che non basta la vista a perdita d’occhio sull’orizzonte per sentirsi dentro un gioco; certo Trine 2 non è Halo, ma tuttavia per tornare ai principi fondamentali del videogioco, la qualità del gameplay rimane il cardine con cui ci si relazione con l’universo della digitalizzazione. Anche se si tratta di un semplice platform a scorrimento, senza particolari variazioni sul tema, Trine 2 deve la sua efficacia video ludica alla varietà di situazioni ed un’interfaccia che mette il giocatore nella condizione di dimostrare abilità ed intelligenza. E’ si riconoscibile l’ispirazione a titoli come Vikings, ma Trine e seguito riescono ad ampliare le possibilità di uno schema di gioco appartenuto al passato, nella suddivisione di ruoli e abilità, raggiungendo un coinvolgimento adeguato al livello qualitativo del next generation game.


