Il videogioco investigativo diventa free roaming e lo fa con vocazione storica. In scena la Los Angeles del dopoguerra, nella sua caratterizzazione più significativa, quella degli efferati omicidi che hanno distinto l’epoca della Black Dahlia. Non si tratta quindi di videogiocare nei panni di un poliziotto intento a sventare crimini, quanto rivivere le atmosfere della Hollywood nascente, della corsa al progresso della West Coast, e dei drammi personali che hanno caratterizzato i reduci dal pacifico.
L.A. Noire sbarca su PC con la stessa intensità emotiva che ha caratterizzato le versioni console. Raffina dove è possibile un concept che si è dimostrato rivoluzionario fin dalla prima apparizione. Se su console il gioco prodotto da Rockstar mostrava i muscoli, da un punto di vista tecnico, nella dettagliata descrizione facciale dei sospetti interrogati, su PC rende ancora di più l’idea, arrivando ad un quasi impeccabile fotorealismo. Questo per delineare e circoscrivere una delle ragioni per cui vale la pena rivivere le esperienze di Cole Phelps, solo per poter vedere in alta qualità un gioco che non ha voluto nascondere la sua vocazione artistica. Arte di mettere in scena, in sequenze narrative delimitate, le indagini, che scorrono una dietro l’atra, seguendo una trama cross over, e che svela non solo la vita della Los Angeles del dopo guerra e l’intera cultura della West Coast, ma la vocazione del videogioco a trovare un linguaggio autonomo dal cinema. Infatti l’artefatto all’analisi di questo prodotto è che la struttura narrativa di L.A. Noire non è accessoria a quello che può essere raccontare le vicende corali della LAPD, ma a svelare, come per incanto, una città, nell’interezza della sua congruenza storica.
Ogni personaggio diventa una tessera del puzzle e più che essere ancorati ad una trama si è obbligarti a scoprire luoghi, psicologia, costumi, abitudini, vizi e virtù della società Americana. Si risale alle fondamenta della cultura statunitense, attraverso una visione che non è mai univoca ma sfaccettata come i casi che si devono risolvere nei panni del detective. Una delle prime impressioni che si hanno impersonando Cole è la personalità anonima che lo caratterizza, da bravo ragazzo, decorato con la stella d’argento per averle suonate ai giapponesi, come si sente dire spesso, e intento solamente a fare il suo dovere. A fare la sua parte di eroe che incarna le migliori virtù. Quindi un uomo ligio circondato da un ambiente che invece è tutt’altro. Ma è realmente così, come appare dalle prime battute? L’indagine investigativa diventa quindi un mostrare i retroscena, nel disincanto più assoluto, e nel rappresentare la cruda realtà, in tutti i suoi risvolti. Fino a giungere agli aspetti più circostanziali del progresso di una grande città quale è stata Los Angeles, come la corruzione e gli interessi sotto banco mossi da persone senza scrupoli.
Il gameplay diventa quindi funzionale alla ricostruzione storica. Riesce con grande maestria e colpi di classe, che si susseguono seguendo meticolosamente indizi e interrogatori, a mostrare in una sorta di rivelazione psicologica, l’ambientazione. Si parte dal basso seguendo la carriera nella polizia, fino ad una investigazione su larga scala che prende in considerazione gli eventi da un punto di vista contestuale. Va chiarito subito che L.A. Noire non ha, ne pretende di avere, l’intenzione di ibridare generi quale può essere l’avventura grafica. Di non soggiogare il videogiocatore con la ricerca minuziosa del dettaglio, ma di accompagnare, tramite una struttura articolata, l’utente in un viaggio spazio/temporale che ha una cadenza precisa. Si parte con un ritmo volutamente lento fino ad essere assorbiti dalla sequenza, che con il proseguo del gioco diventa univoca, fino al finale, in cui tutto converge; mano a mano si raffina nella descrizione, riuscendo ad assumere un carattere proprio. Lo fa stravolgendo il canone stesso dell’indagine che non si basa più sul meccanismo mentale della deduzione ma sull’intuito, a sua volta elemento chiave interpretativo necessario per andare avanti nel gioco. Invece di assecondare la tendenza all’osservazione, cercando di sondare con attenzione parossistica gli elementi a schermo, ci si affida al puro istinto. Team Bondi ha fatto un grande lavoro di rappresentazione, nel delineare i tratti dei personaggi di quell’epoca, facendo si che dopo ogni domanda, capire la veridicità delle risposte dell’interlocutore, non sia prevedibile. L’utilizzo di un punto intuito, per eliminare una possibile domanda errata, dalle tre scelte di interrogatorio, è significativa nello svelare l’intento fortemente emotivo della componente di interazione.
Si lascia vivere il videogiocatore aiutandolo solo laddove la pigrizia, nel sentirsi coinvolto, fa capolino. In questa prospettiva va messo anche il free roaming, che diventa accessorio solo per chi non vuole sentire sulla sua pelle l’atmosfera della Los Angeles del dopo guerra. In effetti questa è la rivoluzione di L.A. Noire, quella di essere una spaccato di vita vissuta, d’epoca, in cui si fa esperienza sia seguendo il filone delle indagini, che costituiscono il cuore del gioco, ma anche sulla strada. Le missioni secondarie non sono sussidiarie ma anzi spingono il giocatore a respirare quell’atmosfera polverosa e corrotta di Los Angeles, in modo quasi viscerale. Un lavoro minuzioso di digitalizzazione, come questo, non può essere giudicato solo seguendo la logica del calcolo dei poligoni a schermo. E non solo. Con L.A Noire la stilistica video ludica trascende il genere, e va oltre il limite di appartenenza ad una categoria precisa, per incorporare in un unico verbo, quello di interagire, un’esperienza, digitalmente parlando, convergente.
Se non bastasse questa breve descrizione di un gameplay preciso negli intenti, a stimolare a rivivere L.A. Noire, si aggiungono alla versione per PC le 5 DLC uscite solo in un secondo tempo per console. Queste sono, nel traffico “Un piccolo Lapsus” e “La macchina del console”, nella narcotici, “La città nuda” ed “Un mare d’erba” e per finire negli incendi dolosi una delle più belle indagini presenti nel gioco e cioè “"Nicholson Electroplating". Per questa ragione la versione PC è considerata “Complete Edition”, nel raccogliere tutto il lavoro svolto da Team Bondi, tra l’altro ad a prezzo ridotto, e radunare, in un’unica continuità narrativo/stilistica, l’intero pacchetto.
Per concludere questa panoramica su L.A. Noire, c’è solo una cosa da aggiungere, di non perderlo. Per nessuna ragione al mondo. Se siete dei veri appassionati di videogiochi, fatevi trascinare dalle atmosfere di questo capolavoro. Perché altrimenti non si può descrivere un videogioco che non è mai scontato, ed ha una struttura perfetta sia da un punto di vista dell’interazione che emotivamente parlando. La narrazione di L.A. Noire è tra le più raffinate che si possano trovare in un’opera digitale. Sa stupire con i repentini colpi di scena, ma soprattutto nella simulazione riesce dove solo pochissimi riescono, e cioè ad incarnare le atmosfere di un'epoca, assumendo carattere nel dettaglio, che non è solo accessorio, ma rappresentazione allo stato puro. I retroscena della vicenda, l’evoluzione della trama e la prospettiva su Los Angeles nel 1947, le stesse scelte fatte da Team Bondi, nel ricostruire in ogni aspetto le indagini che hanno caratterizzato quel periodo storico, e nella ricerca specifica di una interazione che fosse congruente al contesto, tutto questo è L.A Noire.


