
Una minaccia invisibile. Una mente stuprata. Uno stile grafico senza precedenti. Una meccanica ludica straniante. Un mondo filtrato da lenti al sapore di mescalina… Sette personalità. Sette modi per impazzire. Sette modi per uccidere… benvenuti nello “Smith Syndicate”.
Formato: GameCube | Produttore: Capcom | Sviluppatore: Grasshopper Manufacture | Genere: Action Game | Versione: PAL | Numero di giocatori: 1 | Multiplayer: No | Supporto: 2 Mini-DVD | Testi: Inglese | Dialoghi: Inglese
Son of the Hype
Inizialmente previsto come esclusiva GameCube, poi annunciato anche per PS2, Killer 7 è stato semplicemente uno dei titoli più attesi di questa generazione di console. Fin dall'apparizione dei primi screenshots si è infatti venuta a creare intorno all’ultima fatica Capcom un’ hype praticamente senza precedenti. Complice uno stile grafico allucinato e mai visto prima d’ora su console, unito a vaghe indiscrezioni sulle meccaniche di gioco, l’interesse e la curiosità del pubblico nei confronti di K7 sono cresciuti in modo esponenziale di mese in mese, accompagnati da una miriade di interrogativi (più che giustificati, vista l’originalità del prodotto in questione): le domande poste dalla comunità videoludica hanno toccato praticamente ogni aspetto del gioco, e le vaghe (quando non fuorvianti) risposte provenienti da Capcom non hanno fatto altro che gettar benzina sul fuoco dell’hype. Ora che il gioco è disponibile il velo di mistero che avvolgeva K7 si è alzato, mostrando al pubblico un prodotto se possibile ancora più folle e “sui generis” di quanto ci si potesse mai aspettare. In luce della particolarità che lo permea, K7 è uno di quei giochi capaci di spaccare letteralmente in due il pubblico (e la critica): molti ne tesseranno le lodi, amandolo alla follia, e altrettanti lo odieranno. Una cosa però è certa: davanti a tanto stile rimanere indifferenti è impossibile.
Seven is the magic number
La trama facente da sfondo a K7 è, di primo acchito, decisamente banale. In un presente fittizio, le cinque super-potenze mondiali decidono di sottoscrivere un patto di non-belligeranza atta a prevenire ogni tipo di conflitto, garantendo sul pianeta Terra una pace utopica e un po’ naif (alla Lennon, per intenderci). La cosa sembra inizialmente funzionare, ma ecco che, dopo pochi anni, una nuova minaccia alla pace & sicurezza globale fa capolino: si tratta dell’organizzazione terroristica Heaven Smiles, la quale, nome a parte, ha ben poco di paradisiaco: costoro, capeggiati da tale Kun Lan, sono infatti dei kamikaze invisibili ai più, pronti ad esplodere non appena un essere umano si trova nelle loro immediate vicinanze. Ora, i principali governi mondiali ovviamente non gradiscono, ed è a questo punto che entrate in gioco voi, o meglio, sette di voi. Ma andiamo con ordine: nei panni di Harman Smith siete incaricati di fronteggiare la minaccia di Heaven Smiles e , in poche parole, di assassinare gli assassini, con lo scopo ultimo di eliminare il boss Kun Lan, nemico storico nonché nemesi del protagonista.

Essendo però Harman costretto su una sedia a rotelle, il giocatore lo impersonerà solo raramente (nello scontro con il primo, angelico boss, ad esempio), favorendo le sue sette personalità multiple: infatti, i sette killer (selezionabili tramite un menu nel corso dell’avventura) non esistono realmente, sono “solo” proiezioni fisiche della mente del signor Smith,ormai da tempo violentata dalla follia. Ogni killer possiede armi e abilità speciali proprie(incrementabili, con un meccanismo simile agli Orb visti in Devil May Cry), indispensabili al superamento di determinate fasi di gioco. Vediamo nel dettaglio i sette killer selezionabili: Dan Smith utilizza un revolver e fa della potenza la propria caratteristica principale. Kaede Smith è una graziosa fanciulla armata con un pistola di piccolo calibro, dotata però di un utile mirino telescopico. La sua abilità speciale consiste nell’ utilizzare il proprio sangue per svelare passaggi o scritte altrimenti non visibili. Kevin Smith è l’unico killer che utilizza armi bianche, nella fattispecie dei letali coltelli da lancio, ed inoltre è in grado di rendersi invisibile per brevi periodi. Coyote Smith è lo scassinatore del gruppo e, quando non è impegnato ad aprire lucchetti, stermina Heaven Smiles a suon di revolverate. Mask DeSmith, uno stilosissimo ex-wrestler, è armato di lanciagranate, indispensabile per abbattere determinati muri. Con Smith unisce ad un elevata velocità negli spostamenti una grande abilità nell’utilizzo di una coppia di pistole automatiche. Last but not least, Garcian Smith: è delle sette la personalità più particolare, e viene infatti utilizzata prevalentemente in una determinata circostanza. Nella fattispecie, quando uno Smith viene ucciso, sul luogo del misfatto rimane un sacchetto, intriso di sangue, contenente i suoi resti. Spetta ora a Garcian, e solo a lui, il compito di recuperarlo onde poter poi resuscitare la personalità defunta. Nel caso egli venga invece ucciso durante il “recupero” il gioco termina, e occorre ripartire dall’ultimo salvataggio effettuato. Le sette personalità comunicano tra di loro in apposite stanze attraverso il medium della televisione(!), e già da questo aspetto è possibile intuire un pizzico dell’assoluta follia che caratterizza il gioco.

Follia che intacca e contagia indiscriminatamente anche lo stesso storyboard: man mano che si procede nel gioco vengono aggiunti elementi narrativi allucinanti, ma al tempo stesso perfettamente coerenti, che trasformano a poco a poco la trama in una ferocissima critica all’establishment, tingendola con tinte fantapolitiche di una profondità raramente vista in un videogioco. Purtroppo, tutto il gioco è in un inglese piuttosto ostico, ricco di doppi sensi e sfumature, e la mancanza di sottotitoli nelle cut-scenes decreta, in modo insindacabile, l’esclusivo appannaggio della comprensione narrativa a chi possiede una perfetta conoscenza dell’ idioma in questione.
Master, we’re in a tight spot, an ultra tight spot!
Passiamo ora all’analisi della meccanica di gioco: sostanzialmente è possibile individuare in K7 tre distinte fasi ludiche: una fase esplorativa, una di shooting e una di puzzle-solving. La prima fase, quella di esplorazione, presenta una forte particolarità: in K7 non è infatti possibile spostarsi liberamente, il personaggio corre seguendo traiettorie predefinite alla semplice pressione del tasto A. Una volta giunti in prossimità di un bivio (denominati “Junctions” nel gioco) appaiono sullo schermo dei frammenti di vetro indicanti le destinazioni raggiungibili. Queste vengono quindi scelte mediante un rapido tocco sulla leva analogica. Benché un sistema di questo tipo possa sembrare inizialmente limitato e straniante esso si rivela essere, dopo un minimo training, funzionale e ben adatto al gioco, permettendo al giocatore di godere appieno dell’aspetto estetico del gioco, sollevandolo dall’onere di dover trovare di volta in volta i percorsi giusti per portare il killer scelto a destinazione. Come logica conseguenza il back-tracking è ridotto al minimo, conferendo all’esperienza esplorativa un’aura di costante novità. Purtroppo però, i numerosissimi caricamenti (uno prima di entrare in ogni nuovo ambiente, un po’ come avveniva nei primi Resident Evil) appesantiscono notevolmente l’azione, spezzettando il ritmo di gioco e allentando la tensione, complici anche i frequenti passaggi nel menu di gestione delle sette personalità.

Contrariamente alla fase esplorativa, che si svolge in terza persona, la fase di shooting prevede una visuale in prima persona: ora, durante gli spostamenti una diabolica e isterica risata in sottofondo rivela la presenza di un Heaven Smile nelle vicinanze del killer. A questo punto è necessario premere il dorsale destro per passare alla visuale in prima persona, e, contemporaneamente, effettuare una velocissima scansione dell’area limitrofa mediante una pressione sul dorsale sinistro. Quest'ultima rivelerà quindi l’esatta posizione dei terroristi nonché il loro punto debole (nella fattispecie l’esplosivo che trasportano). Fatto questo è possibile scaricare addosso al nemico una valanga di piombo e colpirlo indistintamente, oppure prediligere un approccio più tecnico e raffinato, colpendolo nel proprio punto sensibile. Tranne che nelle situazioni più estreme AoG consiglia caldamente la seconda metodologia, tramite la quale si viene ricompensati, oltre che con una spettacolare ed efficace animazione, con un ingente quantitativo di sangue. Questo servirà poi ai più svariati scopi: si va dalla produzione di fialette di siero, atte a potenziare le caratteristiche di ogni personalità, al recupero parziale dell’energia vitale del killer scelto, passando per il “pagamento” di un bizzarro individuo, il quale, previo esborso di discrete quantità di sangue, provvederà a fornire indizi per la risoluzione degli enigmi presenti nel gioco. Grazie ad un’ ottima calibrazione della sensibilità del mirino, ed una discreta difficoltà nel colpire i terroristi nei punti deboli, sparare in K7 si rivela essere un gesto appagante e raramente ripetitivo, complice anche una buona diversificazione del rooster nemico: le tipologie di Heaven Smiles da affrontare sono infatti numerose nonché ben caratterizzate, e ognuna di esse richiede un approccio differente per essere neutralizzata. L’ultima componente di gioco da analizzare è quella riguardante i puzzle: dunque, gli enigmi proposti sono sicuramente ben diversificati ed eccentrici, ma la facilità di risoluzione che li contraddistingue non fa che relegare quest’ultima componente al ruolo di blando diversivo nei confronti dell’azione principale. Inoltre, la presenza sulla mappa (richiamabile in ogni istante tramite il tasto X) di icone raffiguranti il killer da utilizzare in ogni circostanza “enigmatica”, onde risolverla, pone un ulteriore accento sulla banalità esecutiva dei puzzle presenti nel gioco.
L’estasi visiva
L’aspetto grafico di K7 è, semplicemente, incredibile. Ogni elemento visivo, realizzato con un cel-shading scintillante, possiede uno stile ed una personalità tali da far sembrare l’appellativo di “opera d’arte” quasi riduttivo, se applicato all’ estetica dell’ultima fatica Capcom. Prendete uno screen-shot qualsiasi di K7 ed esponetelo in una galleria di arte moderna (magari post-surrealista): non sembrerà fuori luogo, anzi. Dalle sette personalità di Harman Smith al gruppo di Heaven Smiles, passando per le ambientazioni di gioco, non esiste elemento non in grado di stupire visivamente il giocatore, stordendone e allietandone i sensi, grazie ad un design favoloso ed una scelta di colori lisergica e sempre pertinente. Le scelte riguardanti le inquadrature della telecamera sono eccezionali, donando all’esperienza un taglio a metà strada tra un anime in mescalina e un film di Tarantino. Le numerose cut-scenes, realizzate da Unit9 (UK) e Xebec (Giappone) sono di una qualità superlativa, sia per quanto riguarda la recitazione sia per la qualità stessa dei dialoghi.

L’ importanza data dal team di sviluppo di K7 all’aspetto grafico è talmente forte da trovare un deciso riscontro anche nelle meccaniche di gioco vere e proprie: appare infatti chiaro come ogni soluzione ludica (vedi ad esempio gli spostamenti predefiniti, o le metodologie di risoluzione degli enigmi) sia figlia della corrispondente soluzione estetica, e mai viceversa. Il grande impegno profuso da Capcom nella realizzazione del comparto audiovisivo di K7 si riflette anche in una scelta sempre perfetta dei temi musicali ( bellissimi e originali, uno su tutti l’acid-country-funk del livello texano) e degli effetti sonori atti a supportare l’azione di gioco.
Sturm und Drang
In luce delle considerazioni fatte finora appare evidente come K7 sia un prodotto molto particolare, che presenta punte di assoluta qualità, riassunte principalmente nel comparto visivo, come difetti decisamente non trascurabili, in primis un’azione eccessivamente spezzettata ed un livello di difficoltà mal calibrato. La curva di apprendimento sembra infatti esser stata progettata a caso, alternando a fasi semplicissime momenti di notevole frustrazione, dovuti in parte anche al meccanismo di recupero delle personalità defunte, che , avanzando nell’avventura, diventa sempre più macchinoso e ripetitivo. A questi aspetti negativi va inoltre aggiunta una certa linearità a livello di gameplay, che, vista la (notevole, per un action-game) durata dell’esperienza, può portare il giocatore a provare uno spiacevole senso di ripetitività, soprattutto nelle fasi avanzate del gioco.

Ad ogni modo, è bene ricordare che quando si decide di creare qualcosa di nuovo, e di rischiare, immettendo sul mercato un prodotto così fuori dagli schemi, difetti strutturali come quelli appena citati sono praticamente inevitabili, e, anzi, finiscono quasi per rappresentare l’indiscutibile impeto creativo che ha mosso il team di sviluppo di K7. Impeto che, per definizione, non può essere privo di passionale irrazionalità.
Pro
+ Stile grafico assolutamente sopra le righe
+ Gameplay lineare ,ma comunque fonte di
grande divertimento e interesse
+ Storyboard avvincente
+ Buona durata dell’esperienza Contro
- azione troppo frammentata
-caricamenti eccessivi
- livello di difficoltà mal calibrato
-assenza di sottotitoli
Giochi consigliati:
- Killer 7 (GC, PS2)


