Reviews XboX Reviews Driver Parallel Lines
 

Driver Parallel Lines Hot

 
Driver Parallel Lines

0.0%

average








Image
Arriva un nuovo capitolo della famigerata serie Driver, sviluppato dai Reflections, ed è subito blockbuster. Evidentemente il pubblico ha apprezzato le meccaniche di gioco e l’atmosfera dell’ultimo titolo prodotto da Atari. L’inversione di tendenza che la serie ha preso sulle piattaforme a 128bit è stata netta, rispetto alla sua nascita come gioco di guida dai connotati altamente spettacolari; nella rappresentazione “malavitosa” di prestazioni su strada. Da gioco di Guida a clone di GTA. Una trasformazione che fa riflettere. O Driver assurge la pretesa di essere stato il precursore del free roaming cittadino e del contesto criminale di inseguimenti su strada tra polizia e delinquenti, o si tratta di una semplice operazione di plagio, su un concetto di “Game Design” andato per la maggiore. Favore di pubblico e critica che da un punto dal vista del marketing non può essere ignorato.




Formato: Xbox (vers. testata), PS2, PC | Distributore: Atari | Sviluppatore: Reflections | Genere: Action Game | Numero di giocatori: 1 | Versione: PAL | Multiplayer: No | Supporto: DVD-Rom | Testi: Italiano | Dialoghi: Italiano | Link: Driver Parallel Lines - Atari


La seconda ipotesi è quella più plausibile, e cioè che c’è stata la volontà di seguire i favori commerciali dei prodotti Rockstar. Rispetto a Driver 3 nuovi accorgimenti sono stati inseriti per imitare in maniera decisamente spudorata e poco originale GTA. Nel precedente capitolo, la parte guidata, tutto sommato, aveva ancora una sua centralità, in termini di dinamiche i gioco. La visuale bassa e schiacciata sul posteriore della vettura e la geografia autostradale che permetteva evoluzioni nel traffico, aveva un certo rispetto di ideazione dei primi due capitoli della serie; apparsi per le console a 32bit. In Parallel Lines proprio il punto di forza del gioco è stato definitivamente abbandonato, sacrificando in maniera evidente l’azione su strada per potenziare quella che con il terzo capitolo si era presentata come una novità: le fasi appiedate. Le critiche che erano piovute sul primo capitolo della serie sulle piattaforme a 128bit, dopo essere stato lungamente atteso dai suoi fans, riguardavano proprio l’inconsistenza degli scontri a fuoco una volta scesi dall’autovettura. Reflections ha quindi deciso di evolvere la struttura ludica di questi momenti con il risultato di apparire, tutto sommato, un palliativo. Driver è diventato: “Ne carne ne pesce”. Non è un gioco di guida in free roaming e non è un buon action game in terza persona. E’ un ibrido, un ibrido venuto fuori decisamente male.

Image

Questione di stile. I prodotti Rockstar non hanno solo proposto una evoluzione del concetto di spazio virtuale, ma si sono basati soprattutto sulla congruenza tra elementi strutturali e narrativi. Senza l’ironia che contraddistingue i vari capitoli di GTA, come le vicende assurde, le iperboli concettuali sulla violenza e la libertà di metterla in esercizio quando e come si vuole, i vari Liberty City, Vice City e San Andreas cosa sarebbero stati ? La risposta è presto detta: sarebbero stati un Driver Parallel Lines qualsiasi. Un gioco inconsistente e senz’anima il cui unico pregio è la cura con cui sono stati messi insieme gli elementi di design. La differenza tra il gioco Reflections ed i prodotti Rockstar si nota soprattutto su questo aspetto. Dal fumettone GTA, ad una visione filmico-telefilmica del contesto. Una scelta che tutto sommato arricchisce l’atmosfera di gioco, grazie all’ottima caratterizzazione del protagonista, TK.

La storia di TK parte dal lontano 1978, nel momento in cui il protagonista inizia la sua attività criminale. Una serie di missioni tutorial introducono la storia del protagonista che si dovrà prodigare nel portare a termine compiti di varia difficoltà. Esistono due alternative: seguire gli eventi della trama principale e/o compiere una serie di incarichi secondari allo scopo soprattutto di accumulare denaro. In realtà le missioni secondarie risultano abbastanza banali, e sono suddivise in due tipologie ben specifiche: le gare cittadine o su circuito e alcuni brevi situazioni criminose circoscritte da inseguimenti e sparatorie. In entrambi i frangenti il gioco comunque appare poco ispirato. Sia gli eventi che seguono l’evoluzione della storia che il free roaming lasciano il tempo che trovano. La possibilità di lasciare in sospeso la continuazione della trama si riduce in sintesi ad un unico obbiettivo. Le missioni secondarie sembrano essere state pensate al solo scopo di accumulare denaro per mettere in pista un proprio bolide elaborato all’estremo. Per questa ragione TK ha a disposizione un fornitissimo garage per aumentare prestazioni e il look delle autovetture che prende dalla strada. Questo “ricordo” ai fasti di Driver, al glorioso passato, in realtà risultano un placebo per combattere la noia. La ragione è presto spiegata: spendere dei soldi per elaborare una macchina che ha come destino quello di diventare un rottame, risulta assolutamente inutile. Motivo per cui una volta compreso che si tratta di uno sperpero di tempo di gioco, il naturale andamento che prende l’interazione è quello di utilizzare, e distruggere, i veicoli di base. Quello che si trova parcheggiato ai lati della strada o in ampi parcheggi la cui scelta non disdegna moto e mezzi pesanti.

Image

Va comunque precisato che le missioni principali, malgrado non presentito particolari colpi di genio creativo, risultano discretamente varie, soprattutto nella prima parte di gioco. Il suffisso “Parallel Lines” è riferito alla storia di TK. Come detto in precedenza il protagonista inizia la sua carriera criminale nel 1978, come autista della malavita in cerca di facile denaro ed emozioni. Gli eventi prenderanno però una brutta piega e TK dovrà scontare 28 anni di carcere, ritrovandosi a piede libero solo ai giorni nostri. Un solo scopo nella seconda parte del gioco: la vendetta. Tutto sommato un espediente cronologico abbastanza interessante da un punto di vista narrativo, ma che finisce per mostrare delle carenze inaccettabili. La più avvertibile è sicuramente la mancanza di ispirazione del design nel riprendere la vicenda ai giorni nostri. Si passa da una New York della fine degli anni settanta, ben caratterizzata e musicalmente ben rappresentata, ad una New York nel 2006 anonima. Una dicotomia probabilmente nata da due fasi di sviluppo del prodotto ben distinte che sembrano partire da un grande entusiasmo creativo, per poi perdersi irrimediabilmente.

Image

Per quanto riguarda il comparto tecnico va detto che la grafica in stile “foto realistico” si presenta adeguata, ma nulla i più. Invece per quanto riguarda le dinamiche di gioco vari appunti vanno mossi a questo riguardo. Sia la versione Xbox che quella PS2 sono afflitte da un approssimativo calcolo delle collisioni e da un controllo via pad decisamente poco preciso. Sia in macchina che a piedi, durante gli inseguimenti o le sparatorie, non si ha mai la sensazione di avere il pieno controllo dell’azione. Si raggiungono tali livelli di frustrazione, durante tutto l’arco dell’esperienza, da arrivare inevitabilmente a porsi la seguente domanda: ma perché devo perdere tempo con Parallel Lines? Per giocare un clone “venuto male” di GTA? All’imprecisione dei controlli si aggiunge la topografia di New York nella sua rappresentazione digitale/strutturale. Le strade hanno una sola corsia percorribile, per direzione di marcia, se si considera che la doppia carreggiata, sul lato del marciapiede, è occupata da veicoli parcheggiati. Sia di giorno che al calar del sole, il traffico è intenso rendendo la guida isterica. Un continuo accelerare e frenare repentinamente se non si vuole andare a sbattere ogni cinque secondi. A questo difetto si aggiunge la Polizia di pattuglia sulle strade. L’ottima reattività che dimostrano i tutori della legge, che reagiscono inseguendo il giocatore semplicemente se passa con il rosso, va a cozzare con una condotta automobilistica decisamente da circo. Nel mentre in cui ci si adopera a seminare la polizia il livello di CAP è destinato a salire fino ai massimi livelli (come in GTA “L’indicatore” determina l’aggressività delle forze dell’ordine con anche l’intervento dell’elicottero). Il giocatore si trova costretto ad investire pedoni e tamponare ogni autoveicolo in traiettoria, con le autopattuglie che si prodigano nel creare il caos assoluto. Una condotta che si realizza in continui incidenti degni del finale di un film come I Blues Brothers. Decine di veicoli coinvolti, la macchina ridotta ad un rottame fumante, che costringe ad un’unica soluzione attuabile, per liberarsi degli inseguitori. Imboccando vicoli laterali, pieni di rottami e barboni, stradine secondarie disseminate lungo il reticolato delle strade principali, è facile avere ragione della polizia. Una volta seminati, per azzerare il livello di CAP è sufficiente cambiare vettura. Va fatta una dovuta precisazione: se il cambio dell’auto avviene sotto gli occhi dei poliziotti l’inseguimento passerà dal veicolo alla persona che lo guida. Di conseguenza se si vuole depistare la polizia il cambio di auto deve avvenire senza essere visti.

Image

In sintesi Driver Parallel Lines appartiene ad una concezione del Videogioco atta a far sborsare quattrini all’utente sull’onda della moda inaugurata dai prodotti Rockstar. Il plagio di GTA non gioca a favore di una esperienza videoludica che si dimostra carente in tutti i frangenti. Non è un gioco di guida con il Free Roaming, ne un action in terza persona a causa delle relative e poco ispirate fasi appiedate e relativi scontri fuoco. Un ibrido che costituisce una costante involuzione delle buone idee che la serie ha dimostrato al suo esordio. Inoltre la fine della linea narrativa che ha costituito la serie, che vedeva la storia di poliziotti infiltrati nella malavita, per ritrovare l’archetipo del criminale in carriera, non fa che accentuare la sensazione di disagio rispetto a quello che è un prodotto già visto e vissuto. Dopo tre capitoli e mezzo (Liberty City Stories) di GTA, questo genere di giochi oramai ha stufato, figurarsi se giocato nello stile Parallel Lines, in cui tutte le componenti che hanno reso famoso un “Game Design” geniale, sono state mortificate.

Photo Gallery
  • Image folder specified does not exist!
  •  

Dettagli

Pro

+ Graficamente gradevole


Contro

- Un evidente plagio di GTA.
- Controlli approssimativi

Giochi consigliati:

- GTA Vice City
- GTA San Andreas
- GTA Liberty City Stories