Tratto dall’omonimo film, il videogioco de Il Padrino cerca di portare alla memoria quello che è stato uno dei pochi film “culturalmente significanti”. Sarà stata Electronic Arts in grado di sfruttare questo franchise in modo adatto, o è l’ennesima vittima della mancanza di innovazione degli sviluppatori?
Il Padrino non è altro che una side story messa su tra gli eventi del film, che in un qualche modo riesce ad essere coerente anche grazie a una trama non più banale della media dei tie-in normalmente prodotti. Le vicende sono ambientate in una New York degli anni ‘30, narrano la morte di uno degli scagnozzi dei Corleone, giustiziato sotto gli occhi del figlio. Quest’ultimo, desideroso di vendetta, cresce sotto la protezione del Padrino, fattosi carico delle conseguenze della tragedia. Una volta diventato adulto ci viene data la possibilità di controllarlo. Dopo il prologo delle vicende, si viene invitati alla creazione dell’aspetto del nostro personaggio, dai tratti somatici fino all’abbigliamento. Le opzioni disponibili permettono di creare qualsiasi tipo di viso, compresi i rilievi più insignificanti. Sebbene sia comunque un editor con valori reimpostati, è gradita la possibilità di configurare al meglio il volto del personaggio, anche in vista delle scene di intermezzo, completamente girate col motore di gioco, nelle quale è possibile apprezzare le scelte effettuate durante la creazione. E’ possibile comunque modificare l’aspetto del personaggio, anche a gioco inoltrato, poiché ogni volta che si caricano i progressi di gioco, appare una schermata dove è possibile visitare il barbiere (aspetto fisico), visitare il sarto (indumenti), visionare i vari goodies sbloccati, oltre che ad avviare il gioco ovviamente.
Per quanto riguarda la parte giocata vera e propria, ci troviamo di fronte alla prima spudorata scopiazzatura. Infatti in Electronic Arts hanno ben pensato di affidarsi alle collaudate meccaniche di gioco che hanno decretato il successo di giochi come Grand Theft Auto. Sebbene il risultato, sia sul comparto grafico quanto sul gameplay sia indubbiamente ottimo, non possiamo non notare alcune caratteristiche peculiari del lavoro di Rockstar North. Partendo dall’interfaccia infatti, abbiamo in basso a destra la mappa locale (tonda) con le icone dei luoghi rilevanti, mentre in alto a sinistra abbiamo l’indicatore dell’energia, della stamina e dei punti abilita. Questi ultimi, guadagnati durante il gioco soddisfando le richieste che via via ci vengono proposte, possono essere spesi per potenziare i parametri del nostro personaggio, come la quantità di energia o la velocità di mira, ma non solo, permettono anche l'avanzamento nella carriera che ha come traguardo il diventare il nuovo padrino di New York. Inoltre, proprio come era possibile fare in GTA, ci viene data la possibilità di appropriarci delle auto dei passanti, o di rubarne una parcheggiata. E’ evidente che giocare a Il Padrino può risultare come un nuovo GTA ambientato negli anni ’30. Oltretutto il gioco è afflitto dalle stesse problematiche del titolo di Rockstar North, dove si possono riscontrare casuali impallamenti di telecamera, oppure l’inspiegabile reazione dei passanti agli eventi di gioco. Il gioco per fortuna però non si consuma solo tra un furto di auto e l’altro, ma permette al giocatore di effettuare azioni tipiche da mafiosi. Le estorsioni per esempio ricoprono un aspetto saliente del gioco, anche se alla fine lo scopo ricorda non poco le guerre di bande per il controllo dei territori di GTA San Andreas.
Qui infatti si può minacciare il gestore del negozio/locale fino a che non si “convinca” nel pagare il pizzo. Attenzione però, minacciare, percuotere, mettere a soqquadro il negozio, picchiare i clienti, sono tute cose in grado di alzare il livello di paura del proprietario, ma andare oltre il livello di “sopportazione” (indicato all’inizio dell’estorsione da una barra apposita) porterà alla reazione del malcapitato, che si opporrà in tutti i modi a non farsi sottomettere. Molto spesso però questi locali sono già sotto la “protezione” di una famiglia. I Corleone infatti sono una delle 5 famiglie mafiose di New York, ognuna col suo giro di affari. Infastidire il proprietario di un locale già “protetto” porta alla reazione degli scagnozzi della famiglia “protettrice”. Il comportamento di questi però è al quanto cavalleresco. Infatti qualora volessimo ingaggiare un combattimento a mani nude o con armi bianche, si adegueranno di conseguenza, mentre se ci si presenta a mano armata nei loro pressi, non indugeranno nell’aprire il fuoco. Non solo è possibile appropriarsi delle attività commerciali ma anche degli eventuali racket che proliferano sul retro di queste. L’area di gioco spazia su diverse zone della città: Little Italy, Brooklyn, Midtown, Hell's Kitchen, e New Jersey. Ogni volta che si prende il controllo di una nuova attività, la si sottrae alle famiglie concorrenti, contribuendo a avere il controllo totale della zona. Le zone però sono anche composte dai magazzini delle famiglie, per la cui conquista è inevitabile scontrarsi apertamente con le famiglie avversarie. Infatti qualora si uccidano i componenti di una famiglia, questi contribuiranno ad aumentare il livello di tensione con la stessa, portando infine a una guerra aperta. In questa condizione si viene ripetutamente attaccati, in cerca di vendetta, ma un contatore ci ricorda anche che nel frattempo anche i nostri compagni sono sotto attacco. Infatti una guerra tra famiglie può essere conclusa in due modi: facendo saltare con la dinamite le attività commerciali avversarie o corrompendo un agente dell’FBI affinché stia col fiato sul collo ai nostri nemici (facendo abbassare istantaneamente il livello di tensione). Anche se all’inizio non è facile trovare gli agenti, col tempo però si abuserà di quest’ultima possibilità, in quanto è più veloce (gli agenti sono reperibili sempre negli stessi luoghi, segnati anche su mappa) e più sicura da mettere in atto.


