
Pandemic ritorna sui suoi passi, riprendendo le basi di uno strategico che viveva dal punto di vista del gameplay di alti e bassi. Il più evidente limite della struttura di gioco del precedente capitolo era una certa rigidità nella gestione della telecamera che rendeva gli spostamenti di Alpha e Bravo Team piuttosto ostici. L’altra faccia della medaglia era una brillante “Rappresentazione” della guerra moderna. Scenari urbani in cui era possibile identificare i più recenti conflitti. Dal punto di vista delle suggestioni visive sicuramente il titolo Pandemic ha dimostrato di avere un certo valore.
Formato: Xbox (vers. testata), PS2, PC| Distributore: THQ | Sviluppatore: Pandemic Studios | Genere: War Game | Numero di giocatori: 1 | Versione: NTSC USA | Multiplayer: online/system link fino a 8 giocatori | Supporto: 1 DVD-Rom | Testi: Inglese | Dialoghi: Inglese
Full Spectrum Warrior insieme a Brothers in Arms, seppur ambientati in due conflitti molto distanti nel tempo, si passa dalla seconda guerra mondiale agli attuali scontri nell'area medio orientale, sono sicuramente i due titoli di punta dal punto di vista della messa in scena delle guerra. L’approccio scelto dai due sviluppatori ha un radicato punto in comune e cioè quello di non mettere sul campo semplici soldatini di plastica, figurini digitali votati al massacro, ma riproporre una certa credibilità nelle dinamiche dell’approccio militare. Se per Brothers in Arms la ricostruzione storica e la sceneggiatura propongono fatti realmente accaduti, che rendono il contesto emotivamente partecipativo, in Full Spectrum Warrior c’è un sostanziale lavoro di rivisitazione. Gli scenari proposti sono infatti ispirati ad aree geografiche attinenti la visione della guerra contemporanea e in particolare in Ten Hammers, nel sud est asiatico. Il pregio maggiore di questo aspetto nel titolo Pandemic è una certa varietà di situazioni che finalmente assumono la giusta varietà di proposte tattiche. Ten Hammers infatti a differenza del primo Full Spectrum Warrior ha subito una notevole spinta nel proporre alternative al giocatore, soprattutto nella gestione dei due team che si hanno a disposizione.

Prima di analizzare nel dettaglio gli aspetti sostanziali del gioco, una doverosa precisazione va fatta. Questa riguarda il fatto che c’è sempre un certo patriottismo o se vogliamo campanilismo, nel proporre i nostri soldati. Un aspetto che se in prima analisi può sembrare banale o ancora peggio scontato, in realtà andrebbe approfondito per il suo valore intrinseco. L’equazione su cui si basa l’interesse del giocatore rispetto all’intrattenimento elettronico è basato su due cardini principali: il primo è sicuramente la suggestione visiva. Il secondo è l’osannata plausibilità, il realismo o se vogliamo la digitalizzazione “Matrixiana” dell’evento. Esserci partecipativamente anima e corpo. La sfida del Videogioco moderno è appunto l’evoluzione di questa equazione, ovviamente, e di conseguenza sul principio di causa effetto che governa il gusto videoludico, noi dobbiamo essere necessariamente dalla parte dei “Nostri”. Della serie: “Arrivano i nostri”. Ed i nostri soldati vengono feriti, bersagliati dal fuoco nemico, accerchiati e costretti a tenere testa bassa sotto il fuoco. Seppur questa visione abbia il “Nostro” punto di vista la guerra videoludica di Full Spectrum Warrior appare drammatica come una clip della CNN. Un reportage digitale di eventi contemporanei. A differenza del primo titolo c’è da segnalare che gli aspetti puramente narrativi sono stati resi meno descrittivi, meno incisivi, tuttavia la forza del titolo Pandemic è la sua capacità di coinvolgere appunto sul principio “ci sono” piuttosto al “ci faccio”.

Non a caso è stato preso ad esempio Brothers in Arms, dato che entrambi i titoli si basano su due portanti strutturali pur distinguendosi nettamente nell’approccio. Una base strategica semplice ma in grado di mettere alla prova l’arguzia tattica, e la relativa vulnerabilità dei soldati. Entrambi condividono quindi l’esigenza di pianificare attentamente l’avanzamento sul campo di battaglia dei propri uomini per evitare che vengano massacrati. In Brothers in Arms questo avviene tramite la soggettiva, tramite le meccaniche dello sparatutto in soggettiva, una scelta che premia il coinvolgimento. In Full Spectrum Warrior invece l’idea su cui si basa il “punto di vista” ha dal suo esordio la capacità di metterci nei panni di un reporter. Nella fase iniziale, che fa da tutorial, questo elemento è circoscritto proprio dalla presenza di un giornalista che segue l’azione della fanteria. Malgrado sia l’utente a comandare le truppe americane, non siamo noi i soldati; i soldati sono loro e noi altri (videogiocatori) i giornalisti testimoni degli eventi. Geniale. Lo era nel primo titolo e in questo Ten Hammers il reportage di guerra è sottolineato in maniera ancora più evidente. Ripulito dalle pretese di raccontare la vita degli uomini che combattono in un plausibile contesto contemporaneo, Ten Hammers è punto di vista giornalistico televisivo di qualcosa che fa parte della quotidianità dei notiziari. La guerra come la vediamo è la memorizziamo attraverso riprese “Camera a spalla”. Aspetto studiato minuziosamente nel seguire lo sballottamento negli spostamenti in movimento e nel sonoro senza pecche che restituisce clamore metallico, scoppi ed esplosioni. I colpi di artiglieria fanno ritrarre dal televisore quasi si sentisse il contraccolpo dovuto all’onda d’urto. Il fuoco pesante in arrivo scuote la visuale e la infiamma nel restituire il giusto senso di “pericolo”. Tutto il resto è “Gioco” nella sua eccezione del termine.
I cambiamenti nella sostanza ludica sono piuttosto evidenti rispetto al prequel. La possibilità di utilizzare la specialità di ogni singolo componente della squadra fa si che le fasi di confronto armato risultino decisamente più interessanti. In particolare nell’utilizzare i fucilieri nel fuoco mirato. Questo rende possibile puntare il nemico esponendo però il proprio uomo più del dovuto. Una scelta che va valutata con una certa arguzia dato che “Fiancheggiare” il nemico rimane ancora il metodo migliore per vincere lo scontro. A questo proposito è possibile dividere la truppa in unità di due uomini che permette di creare 4 fronti di fuoco incrociato. Ovviamente la squadra unita riesce a mettere più facilmente sotto pressione la fanteria avversaria, ma spesso dividere gli uomini risulta fondamentale. In particolare quando si ha la possibilità di sparare da posizione sopra elevata, dall’interno degli edifici. In questi casi è inutile mantenere 4 soldati sulla stessa finestra, quando è meglio assegnarli a più postazioni. Oltre al tiro di precisione del fuciliere è possibile usare il mitragliere, armato di M249, che se utilizzato nella sua specialità, produce fuoco di sbarramento. Utilissimo per mettere alle strette il nemico, soprattutto quando è in gruppi compatti. Come nel precedente capitolo è possibile utilizzare l’M203 del granatiere per colpire il nemico asserragliato dietro una barricata. A questo proposito la suddivisione del team in gruppi di 2 uomini rende l’accerchiamento particolarmente utile, dato che la divisione prevede fuciliere e mitragliere e fuciliere con granatiere. Una volta costretto il nemico a tenere la testa bassa, il lancio di un preciso colpo di M203 può risolvere parecchie situazioni ad alto rischio. Va detto che Full Spectrum Warrior è un gioco che ha dei ritmi lenti e segnati da punti di salvataggio automatico prestabiliti. Non si può buttarsi nella mischia con disinvoltura esattamente come succede con Brothers in Arms.

Con il titolo Ubisoft il gioco Pandemic ora condivide anche l'utilizzo di mezzi pesanti come i tank. Un’aggiunta notevole, dato che non è dato per scontato che un mezzo corazzato debba avere necessariamente il sopravvento. Molto spesso i posti di blocco e l’artiglieria nemica sono un ostacolo che va aggirato con la fanteria. La scorta di convogli, l’utilizzo di mezzi blindati come le camionette e la possibilità di usare anche il cecchino, armato di fucile di precisione, arricchiscono dinamiche ludiche che già nel primo titolo, si erano presentate in maniera brillante. Come in passato l'utilizzo dei fumogeni è a dir poco fondamentale. Viene ripresa anche la più o meno realistica necessità di trasportare i feriti al più vicino campo di soccorso. Una volta raggiunte queste zone franche è possibile sostituire uno o più soldati, che non sono più in grado di combattere oltre a rimunizionarsi prima di tornare nella mischia.
A questo aspetto è stato dato maggiore rilievo dato che le scorte di proiettili si esauriscono più velocemente che in passato e gli uomini feriti devono essere velocemente rimpiazzati. Il trasporto a spalla implica che i membri del team, impegnati nel soccorrere i feriti, non possano combattere e di conseguenza negli scenari più avanzati non è raro doversi ritirare, coperti dal lancio di fumogeni. Anche l'IA degli avversari ha subito un notevole balzo in avanti. Il costante tentativo di accerchiamento e una decisa reattività che ora fa si che al primo lancio di granata l'obiettivo tenti la fuga, mettono a dura prova anche la strategia più oculata. Per quanto riguarda il multiplayer l'esperienza cooperativa risulta ancora appagante e le aggiunte apportate a Ten Hammers rendono l'evento bellico online decisamente coinvolgente. Le arene prevedono scenari anche in competitivo con diversi obbiettivi da portare a termine. Diverse situazioni di ingaggio per niente scontate, e che vanno "circoscritte" con un certo impegno.

Cappello e coda. Per concludere l’introduzione la cui analisi distingueva la “Rappresentazione” della guerra moderna dal semplice gioco di guerra (Metal Gear Solid?), Ten Hammers, inteso nella sua eccezione di “Videogioco” contemporaneo è evoluzione del media interattivo. La capacità di coniugare interfaccia e coinvolgimento, interazione e interpretazione, emozione e plausibilità rende questa produzione THQ un esempio di che direzione gli sviluppatori dovrebbero procedere; nella concezione “Generale” di Game design. Full Spectrum Warrior è un buon videogioco, intrattiene e trasmette vibrazioni digitali, al contempo dal punto di vista mediatico sviluppa il concetto di partecipazione virtuale grazie alla scelta di rendere l’utente un reporter di guerra. Va sottolineato di nuovo questo aspetto dato che non si vive solo di Mario Party o di malinconia su quel “Videogioco” che, grazie a Dio, ha fatto il suo tempo.
Pro
+ Ottima atmosfera
+ Curato nei dettagli visivi
+ Punto di vista da Video Repoter inusuale Contro
- Sostanzialmente lento
- Spostamenti di camera e dei propri
uomini ancora macchinosiGiochi consigliati:
-Brothers in Arms (Multi)
-Ghost Recon Advanced Warfighter (Multi)
Link: Full Spectrum Warrior: Ten Hammers - THQ


