
Un videogioco letterario. Significativo il fatto che il genere Survival Horror deve i suoi natali ad un titolo che si ispirò fortemente all’opera letteraria di H.P. Lovecraft: si tratta di Alone in The Dark. Come catturare l’atmosfera ideata dal geniale scrittore? Tramite un sistema complesso di inquadrature che ricordassero in qualche modo una regia “Cinematografica”. Quel che è stato lo ricordiamo tutti, con la relativa evoluzione del genere. Quindi un Survival Horror? Niente affatto, un gioco d’avventura che cerca di catturare in maniera “significativa” l’atmosfera mitologica e orrorifica dei romanzi di H.P Lovecraft.
Formato: Xbox| Distributore: Take 2 Interactive | Sviluppatore: Headfish Productions | Genere: Avventura | Numero di giocatori: 1 | Versione: PAL | Multiplayer: Assente | Supporto: 1 DVD-Rom | Testi: Italiano | Dialoghi: Italiano
Produrre un gioco che si ispiri direttamente ai libri scritti da uno dei più creativi ed eclettici scrittori visionari , che hanno vissuto a cavallo del tormentato passaggio della civiltà nel 900, è un’operazione complessa oltre che azzardata. Difficile riprodurre il Panteon distorto e l’inquietudine della parola scritta tramite immagini, tanto che il cinema ha sempre limitato ispirazioni dirette alla letteratura di H.P. Lovecraft. Tuttavia l’influenza che il suo lavoro ha avuto sulla cultura e l’immaginazione popolare ha ancora riverberi sul nostro modo di concepire l’orrore. Da una parte Edgar Alan Poe geniale nel suo cercare l’assurdo per estremi, attraverso la plausibilità e lo stupore di trovarsi in un contesto deviante, come nel thriller, fino alla sua “spiegazione”, alla sua “risoluzione”. Dall’altra parte il tormento di una mente fortemente disturbata che nella sua tensione allucinatoria produce visioni in cui è difficile “razionalizzare”. In mezzo a condire tensione emotiva e “fatti” Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle.
H.P Lovercraft nasce in una famiglia con la madre nevrotica e il padre sofferente di sifilide e quindi in preda alle allucinazioni, vive praticamente solo per tutta la vita, studiando principalmente da autodidatta nella biblioteca del nonno. Elementi che si ritrovano come un timbro in ogni sua opera, l’indagine, il disturbo mentale, la conoscenza attraverso la ricerca “Bibliografica” e la scoperta e la soluzione di segreti reconditi. Personale e letterario che sono diventati una alchimia perfetta, espressione di una personalità dedita all’oscurità, alla ricerca dei misteri profondi dell’inconscio, collettivo e personale. Nascono così archetipi che ancora risuonano come eco senza fine nei miti di Cthulhu, inquietudini difficili da rendere interattive.
Come appena accennato non è possibile fare un gioco ispirato all'opera di H.P. Lovecraft senza dare vita a quei miti che sono stati costruiti per portare alla follia i protagonisti dei romanzi. L’introduzione di Dark Corner of the Earth parte in maniera mirata proprio dal giusto presupposto, quello di trovarsi di fronte ad una creatura capace di indurre follia. Ed è quello che succede a Jack Walters, durante una ispezione all’interno di una residenza dove ha sede una setta, l’ordine di Dagon. Per i sei anni successivi il detective protagonista di Dark Corner of the Earth diviene schizofrenico e sopraffatto dalle visioni, giunge anche a tentare il suicidio. Salvato in extremis, Jack si riprende quasi miracolosamente e divenuto un detective privato si trova a compiere un destino ineluttabile. Le sue visioni, la malattia mentale di cui è stato vittima, finiscono per essere il principio attraverso un’indagine che lo porterà a scoprire segreti sconvolgenti. L’elemento occulto, viene mano a mano celato durante il gioco attraverso la visuale in soggettiva. Una inversione di tendenza che distanzia questo prodotto dai vari Survival Horror.
Per quanto il videogioco si sforzi di scimmiottare, fino ad ora ha fatto solo il verso alla follia contenuta in ogni capoverso, periodo, pagina e libro di H.P. Lovecraft. Prendere in causa Silent Hill o Resident Evil come esponenti del genere e referenti per un possibile paragone con questa produzione Take 2 sarebbe sbagliato. Erroneo nel valutare l’idea di fondo su cui il sistema interattivo è stato costruito. Dark Corner of the Earth è profondamente legato al periodo storico in cui i romanzi di H.P. Lovercraft sono ambientati e ne riproduce “nel dettaglio” l’atmosfera. Un’operazione fortemente voluta e ricercata, a differenza dei prodotti citati che una volta presa in prestito la “devianza mentale” hanno scelto la via della marchetta commerciale. Forse il primo Silent Hill e il primo Resident Evil riuscivano a malapena a creare l’atmosfera giusta, malgrado entrambi i prodotti fossero stati creati per dare all’orrore una sua dimensione Action. Quello che ha reso questi due cardini del genere diversi l’uno dall’altro lo si vede nel modo in cui si sono evoluti. Silent Hill cercando in maniera banale e forzata di non “spiegare”, risolvere, nessun enigma proposto al giocatore. Resident Evil invece sviscerando in maniera talmente forzata e giustificata gli eventi, da diventare la parodia di se stesso. La tendenza del gioco Capcom di rendere il “Mito” una produzione scientifica, basato sulla sperimentazione genetica ha fatto diventare la storia della Umbrella Corp. Una sorta di telenovela ridondante. Altri prodotti come Siren invece hanno dimostrato come l’interazione debba compiere ancora passi da gigante prima di poter assolvere al compito di mettere in scena visioni, allucinazioni ed incubi. Il risultato fu un filmetto d’orrore abbastanza strambo. Motivo per cui Dark Corner of the Earth parte dal presupposto che essendo The Call of Cthulhu, meglio non inventarsi niente e puntare tutto sulla trama.
Dal punto di vista narrativo il gioco funziona benissimo. Alla grande. Quello che non funziona invece è la struttura per l’intrattenimento. Sostanzialmente lento nell’evolversi, costringe il giocatore a risolvere gli enigmi in maniera del tutto guidata un po’ come succedeva con le avventure punta e clicca più classiche. La sensazione di libertà data dalla visuale in soggettiva è fortemente circoscritta da ambienti tecnicamente non eccelsi e limitati strutturalmente. Le fasi action si limitano ad un excursus nello stealth e qualche scontro a fuoco non particolarmente brillante. Una limitatezza di interpretazione che alla lunga pesa parecchio sull’economia ideativa del gioco. Di controverso la struttura limitata appena descritta diviene un trampolino di lancio per la storia, veramente entusiasmante. Rapiti dagli eventi ci si lascia trasportare dalla narrazione tanto che a livello di “linguistica” e “meccanica” videoludica questo Dark Corner of the Earth riesce a dare delle sensazioni abbastanza inusuali per un prodotto console. Come Fahrenheit ha insegnato scrivere un videogioco è un’operazione complessa, più complessa di quello che l’utente medio può immaginare. E dato che scrivere videogiochi diverrà una sfida sempre più articolata, va fatta distinzione tra videogiochi scritti bene e il resto. Dark Corner of the Earth ha una sceneggiatura interattiva studiata con dovizia e gli eventi hanno il giusto ritmo che spinge il giocatore ad andare avanti. La dicotomia si crea, come detto, rispetto ad una certa noia di fondo nel ritrovarsi a svolgere i propri compiti con il tipico meccanismo del prova e riprova, tagliando il traguardo dei checkpoint.
Call of Cthulhu: Dark Corner of the Earth ha quindi valori ambivalenti, il che lo mette tra i giochi nella media, lasciando campo libero a quello che per chi vi scrive è forse l’unico vero capolavoro di interazione allucinatoria. Si parla di “The Suffering”. Il sottovalutato prodotto Midway, in questa generazione a 128 bit ha dimostrato di essere ideativamente, molto più avanti rispetto alla concorrenza. Dopo Ties that Bind, sono gli altri ad inseguire, laddove le serie più classiche, ormai, arrancano in maniera vistosa. Forse è tempo che il genere "Survival Horror" chiuda la sua parentesi videoludica, lasciando spazio a produzioni visionarie e articolate nel proporre "Incubi". Dark Corner of The Earth riesce ad allinearsi con le nuove tendenze di interpretazione che si stanno lentamente affacciando per far evolvere l'horror digitale.
Pro
+ Ottima sceneggiatura
Contro
- La giocabilità
Giochi consigliati:
-Resident Evil 4 (Gamecube, PS2)
-Silent Hill 4 (Multi)
-The Suffering (Multi)
Link: Call of Cthulhu: Dark Corner of the Earth - Take 2
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