
Riedizione di uno dei più discussi best seller sulla console Microsoft, Fable: The Lost Chapters cerca di porre rimedio alle critiche ricevute all’originale apparso ormai 2 anni orsono. Riedizione riveduta e corretta, o semplice operazione di marketing in vista del futuro capitolo per Xbox 360?
L’approccio con il quale affrontare un titolo di cui ormai si crede aver sviscerato tutto della trama può essere inizialmente tedioso, soprattutto se questo prodotto ha ben poco da offrire oltre la storia di fondo. Ma, trovarsi di fronte la riedizione di un titolo che nell’originale presentava tagli rilevanti, rispetto alle aspettative, può dare il giusto stimolo a rivisitare gli stessi ambienti di uno dei titoli, forse meno rivoluzionari di quanto si potesse immaginare, ma sicuramente tra i più coinvolgenti disponibili per Xbox. Mantenuta intatta la prima fase dell’avventura, con il solito tutorial sui comandi, ci si ritrova da subito a rivisitare i posti di Oakvale, anch’essi intatti dal punto di vista grafico. Dal momento in cui il tutorial finisce e incomincia la fase di addestramento nella Gilda, ci si accorge come il tempo passi in modo leggermente diverso dal titolo originale. Infatti, in Fable si era riscontrato una sbilanciata percorrenza degli eventi in rapporto all’età dell’eroe, in quanto ci si ritrovava ad affrontare le sfide maggiori in età troppo avanzata, portando a concludere il gioco ormai anziani. Poiché non cambiava molto della forza e dell’abilità del giocatore, ne tanto meno l’efficacia con l’età, si è deciso di inserire un maggior numero di quest nel periodo giovanile del personaggio, alcune di esse inedite. In questo modo, sebbene impercettibilmente, il giocatore ha modo di spendere i propri potenziamenti in modo più efficace in quella fase di vita dell’eroe che sarebbe più idonea per gli sforzi compiuti. In ogni caso con l’avanzamento della storia, avanza anche l’età, ma diminuiscono i punti acquisibili dai mostri sconfitti da spendere in potenziamenti.
Rimodellate alcune armi, e ridistribuiti i punti danno in rapporto alla velocità degli attacchi, in The Lost Chapters si avrà una maggiore e più varia scelta tra le armi disponibili, senza necessariamente prediligere le spade, come accadeva nel titolo originale. Il sistema di controllo rimane inalterato, vista la sua efficacia, ma soffre pur sempre di una certa macchinosità, il che porta il giocatore a una curva di apprendimento discretamente lunga. Sono stati aggiunti altre magie e nuove espressioni e rimodellati alcuni mostri (in particolar modo i “volverini”). Mantenute intatte anche le possibilità di personalizzazione del personaggio, dal vestiario al taglio/colore dei capelli/barba/baffi. Non rimane comunque possibile modificarne il volto. Così come in passato è possibile stringere legami sentimentali con altri personaggi, fino a giungere al matrimonio (o alla poligamia) non necessariamente con personaggi di sesso opposto (con buona pace dei PACS…). In ogni caso questi legami non influenzano né la storia, ne tanto meno l’orientamento del personaggio. Buono o cattivo, spaventoso o affascinante, i PNG reagiranno come in passato, acclamandovi in piazza o rifugiandosi in casa, ma senza alterare il corso degli eventi.
Il comparto audio annovera effetti ambientali efficaci e realistici e può contare sull’eccellente colonna sonora di Danny Elfman, già stimato e apprezzato per le sue produzioni in The Nightmare Before Christmas e Corpse Bride da cui eredita i toni cupi ma allegorici.


