
Cavalcando l’onda di non più recenti pellicole cinematografiche, EA immise sul mercato un titolo che fu una manna dal cielo per gli appassionati del genere. Non solo era data la possibilità di modificare l’auto in tutti i suoi componenti, prestazionali e estetici, ma avvalendosi dei diritti delle maggiori case produttrici di questi, attirò l’attenzione di non pochi fanatici del settore, rendendoli maggiormente partecipi a un impianto narrativo del tutto simile a Fast and Furious e affini. Sebbene Need for Speed Undeground, e sequel, fossero lo specchio, digitalizzato, di quanto avviene in molte strade delle odierne metropoli, c’era un particolare che non era stato posto all’attenzione. Infatti, tutte queste “attività” che portano a mettere in pericolo anche civili, sono da sempre considerate illegali. In questo nuovo titolo della serie tornano le forze dell’ordine, pronte a braccare i novelli piloti fuorilegge e a rendere la fruibilità del titolo meno irresponsabile e spensierata del prequel...
Questo particolare vanifica la possibilità di rendere l’auto quanto più personalizzata, in vista del fatto che per alcune gare è bene non avere molta polizia (come le gare di sparo) poiché svantaggerebbe molto il giocatore, invischiato nel traffico composto dai concorrenti, dalla polizia e anche dal, seppur scarno, traffico cittadino. Inoltre la personalizzazione è stata semplificata oltremodo, rendendo impossibile sovrapporre più aereografie o componenti della carrozzeria di diversa tipologia. In pratica si è costretti a scegliere set preimpostati di componenti estetici e prestazionali. Non è data nemmeno più la possibilità (a dire il vero accessoria nei prequel) di scegliere la marca del prodotto. Assente anche il “banco di prova” dell’auto e le varie opzioni da modificare in vista delle diverse tipologie di gara. In pratica il set-up è diventato accessorio, tanto da poterlo includere in forma semplificata nel menù di pausa. Insomma, una scelta controproducente e immotivata in quanto erano punti di forza la possibilità di personalizzare il proprio bolide in ogni particolare.
Too Fast!
Per quanto riguarda l’offerta prettamente agonistica, il team di sviluppo si è prodigato di introdurre nel gioco gradevoli competizioni più o meno originali. Si va dalla corsa “casello per casello” (autostradale si intende) alla gara ad eliminazione, dove ad ogni giro viene eliminato l’ultimo arrivato, fino alla gara contro l’autovelox, dove bisogna superare un determinata velocità nel tratto in cui esso è posto. Queste gare, affiancate da quelle ereditate del precedente titolo della serie, vengono definite pietre miliari. Un’altra categoria sono le sfide denominate taglia, il quale obiettivo è far salire il grado di “ricercatezza” del giocatore, e di conseguenza la sua ricompensa in caso di cattura da parte della polizia. Tutte queste sfide sono pre-requisiti per poter sfidare corridori rinomati che rientrano nella black list. Infatti, battendo costoro, si scalerà una classifica alla ricerca dell’ultima sfida con il cattivone di turno.
Il comparto audio-visivo eccelle in molti aspetti. Infatti, abbandonati i lidi prettamente notturni, ma pur sempre adeguati per il genere di corse, in Most Wanted si è puntato maggiormente sulle gare diurne. Scelta dettata forse per via delle difficoltà nel distinguere gli ostacoli nel prequel. Ad aiutare il giocatore in quest’ultima peculiarità, non rara e pur sempre frustrante, al fine di meglio evitare le altre auto e gli ambienti cittadini, è stata introdotta la possibilità di rallentare il tempo per meglio controllare l’auto in situazioni difficili. Sebbene l’idea non è maligna, il suo utilizzo non sarà molto gettonato al di fuori delle gare di sparo. E’ aumentata anche l’iterazione con gli ambienti, con l’introduzione degli spezza inseguimento, elementi demolibili passandoci con l’auto ad alte velocità al fine di ostacolare l’azione di cattura dalla polizia. L’audio ha subito un piccolo ritocco, non necessario, per quanto riguarda la caratterizzazione dei rombi dei motori delle auto, adesso più sterili e simili tra loro di prima. Aggiunta gradita invece l’interattività dell’audio, il quale abbasserà il volume del background in corrispondenza delle frenate e dei momenti in cui è richiesta maggiore concentrazione. La scelta dei brani che compongono invece la colonna sonora è opinabile, ma include in ogni caso brani di una certa caratura. Si va dal Rock di Paul Lindford alla Metal di Evol Intent, Mayhem, Stratus (decisamente meno opportuna per concentrarsi – ndr ) ai remix in salsa Tech-House di casa Prodigy e Timo Maas.
Arcade Driving
Il sistema di controllo è stato ancora un volta semplificato per via di una fisica quanto meno arcade e poco credibile in diversi frangenti, come la deriva e forza centrifuga, quasi accessorie a velocità elevate. Un’altra modifica immotivata quindi, visto il buon bilanciamento raggiunto in Underground 2. Conclude l’offerta l’inclusione di modalità alternative alla Carriera, come serie di sfide simili a quelle affrontate nella modalità di gioco principale e una modalità Online fino a 4 giocatori via XboX Live.


