Sicuramente una delle prime serie di successo nel mondo videoludico. Mortal Kombat, l'antenato dei picchiaduro dal lontano 1992 torna a stregare i nostri occhi. Le sue caratteristiche d'elite le conosciamo bene: fiumi di violenza e morte. Questa nuova rivisitazione, intavolata da Warner Bros e sviluppata da NetherRealm Studios, sembra portare finalmente la saga a livelli odierni e porla in immediato confronto con i capisaldi del settore, in particolare Street Fighter, sicuramente il più degno avversario per storia e prestigio comuni.
Fatality in 3D?
Mortal Kombat ha portato il combattimento all'ultimo sangue (insieme a Tekken e Street Fighter) nel mondo dei videogames; sono infatti queste tre serie ad aver dato il là a differenti filoni di lotta in bit, con seguiti più o meno riusciti. Sicuramente Tekken ha riscosso un maggiore clamore nella sua lunga storia di titoli anche grazie ai quasi sempre azzeccati "balzi di generazione", consentendo alla serie una sempreverde figura.
MK dal suo canto ha "vissuto di rendita" sino a questo nuovo remake. L'alone di leggenda che ha sempre avvolto il primo uscito del '92 ha donato immortalità nella memoria dei videogiocatori più anziani, ma mai sino ad'oggi si sono affrontati i dilemmi tanto duri dell'adeguamento indolore. Sappiamo come tanti prodotti partiti più che bene si siano rovinati "da soli" nei loro seguiti e quanto il lavoro di produzione di un secondo capitolo di gioco sia difficoltoso anche per le più affermate aziende; per tali ragioni il prodotto al quale ci troveremo di fronte rimarrà un incognita sino al 21 Aprile, data di sbarco in Europa.
Tuttavia ciò che ci viene mostrato sino ad oggi è qualcosa di assoluto livello. Finalmente qualcosa che i fan della serie meritano di vedere. Mortal Kombat nasce come picchiaduro "adattato": se da una parte è ovvia la necessità di un remake grafico per ridare fascino contemporaneo e moderno a Sub-Zero e compagine, dall'altra il bidimensionale non viene scartato in quanto elemento che ha contraddistinto le prime ere di videogame da sala. Da queste due prerogative nasce un gioco di lotta a scorrimento con ampia attenzione ai particolari grafici; le prime battaglie mostrate sottolineano questo aspetto con oggetti e ambienti in movimento, se pur minore, in grado di donare maggiore realtà alla lotta e alla scenografia che lo ospita. Altri poi sono i particolari dei personaggi, i cui vestiti possono sporcarsi del sangue (copioso) dello scontro e strapparsi in vari lembi e posizioni. Insomma qualcosa di assolutamente fedele alle dinamiche "secondarie" dei giochi picchiaduro.
Una così curata linea grafica ha necessità, per il completamento del prodotto, di una controparte tecnica e di gameplay all'altezza. Mortal Kombat, prodotto sin dagli albori contraddistinto per la sua "leggerezza" di comando (intesa come semplicità di applicazione delle varie mosse e combo), segue la sua dottrina trovando la medesima duttilità di azione anche in questo remake; oltre alle varie combinazioni di gioco semplici con calci e pugni la svariata lista di prese e "fatality" avranno sicura e frequente utilizzo nel gioco.
L'accostamento a questo ritrovato stile di gioco è poi rafforzato dalle modalità in esso presenti. Da una parte l'intera vicenda seguirà un andamento ben preciso delineato nella Story Mode, percorribile presumibilmente da ciascun personaggio con propri risvolti e battaglie conseguenti. Per gli amanti invece del gioco a squadre sarà introdotto la Tag Mode, comune modalità nei giochi di lotta in cui il campo di battaglia è occupato da ben 4 lottatori suddivisi in due coppie, pronte a darsi battaglia a suon di cambi.
L'ultimo fattore, non per importanza, è dedicato al sistema delle suddette fatality che, per chi non le ha mai sperimentate o viste, sono i colpi di grazia che contraddistinguono ogni personaggio utilizzabile in Mortal Kombat; esse hanno fatto la fortuna dei primo episodi, delineando uno stile di combattimento ancora più cruento e sanguinoso. Sono numerosissime e svariate per tipologia e "brutalità": sicuramente "affascinante" quella del mitico Kung-Lao mostrata nel trailer il quale, piantando il suo cappello a terra, squarta in due l'avversario con un sistema simil sega circolare. Ma vi sono molte altre possibilità di culminare con il botto la vostra battaglia e sono tutte quante da scoprire. Stesso concetto di cruda rappresentazione della lotta è affidata alla descrizione "interna" dei danni inferti all'avversario. Più precisamente, sferrando un bel pugno nel costato, sarà possibile vedere a raggi x le parti interne come ossa e organi vitali andare in frantumi o "spappolarsi" sotto la violenza che le percuote. Un tocco sicuramente originale e di spessore che ha avuto sino ad oggi poca applicazione (se non nulla) in prodotti del settore.
Concetto finale: come ogni volta che ci si presenta di fronte un remake o seguito è d'obbligo la cauta analisi di ciò che ci si presenta di fronte. Troppo spesso, come detto, i lavori postumi ai grandi successi del passato sono carichi di troppa attesa e tensione che in qualche senso influenza l'andamento dello sviluppo in sede. Ciò comporta svarioni colossali o sviste davvero importanti che fanno gridare allo scandalo o sacrilegio. Warner Bros si è buttata su qualcosa che sa di leggenda come il mitico Mortal Kombat e i risultati sinora ammirati sono certamente di buon livello. Ma come tutti i prodotti (e non solo i sequel) siamo in attesa di questa nuova uscita per MK, che ricordiamo essere in esclusiva per la console Xbox 360 e PS3. Manca poco al sangue.


